Vivere da solo e la lotta contro il frigo vuoto

Vivere da solo si sta dimostrando diverso da come me lo aspettavo.

Non meglio, non peggio. Semplicemente diverso.

Sigla!

 

Sicuramente il coefficiente di difficoltà si alza, non di poco ma arriva anche qualche soddisfazione se la si cerca. Bisogna fare mille conti, duemila pensieri e programmi per far filare tutto liscio perché vivere da solo vuol dire anche farsi tutto da soli.
Non puoi fare affidamento su nessuno, non è giusto tu lo faccia anche se si sa che chi c’ha mamma nun trema.

Santa miseria! Quella donna sembra vivere con il terrore io muoia di fame!
Quando la passo a trovare per la cena settimanale esco di li che sembro appena uscito da un centro di accoglienza. Buste, bustine, barattoli pieni di minestroni e simili.
Biscotti – che sennò il pupo si sciupa – e frutta.

L’altra sera – davvero – mi ha sgridato perché a cena ho mangiato “solo” un polpettone grosso come un mio pugno e ho ripreso “solo” due volte le patate al forno. Preciso che un mio pugno è grosso tipo il doppio maglio perforante di Jeeg Robot.
Giusto per dare un contesto.

Il polpettone è servito!

In pratica sono in un limbo alimentare, una sorta di universo parallelo in cui ho si il frigo pressoché vuoto ma ho entrambi i freezer che sembrano usciti da un film post apocalittico dove un omino tutto pazzo stipa generi alimentari di ogni genere.

Il frigo vuoto è una scelta.

Lo metto in chiaro altrimenti mia madre indossa passamontagna e imbraccia la cucchiara in legno per svuotare il supermercato dietro casa.
Stai calma Mater!
C’è un ragionamento dietro la desolazione che si nasconde dentro il mio frigorifero i cui unici occupanti sono il latte – cosi cresco sano e forte – e beni ci conforto tipo una boccia di Fernet e qualche salsiccetta secca:
Non ci sono mai per i pasti o comunque ci sono raramente.

Se ci sono a pranzo, la sera rientro alle 23:30. Se ci sono a cena è possibile io sia rientrato da molto poco o mi sia svegliato dal turno di notte con voglia di mangiare pari a zero.

Quando ho il giorno di riposo vado a farmi sgridare fortissimo da Mater perché non ho mangiato l’equivalente del prodotto interno lordo del Kazakistan. Insomma: Mi rimane complicato armeggiare in cucina.
Non vuol dire che non lo faccia mai, però tra tenere cose in frigo e trovarmi poi a buttare un sacco della spazzatura condominiale di cose scadute – successo 2 giorni fa, scusatemi bambini dell’Africa – preferisco acquistare cose fresche e cucinarle sul momento.

L’altra sera – lo scrivo a vantaggio delle donne della mia famiglia che si staranno già riunendo in una congrega per portarmi una mucca a casa da mangiare viva  – mi sono fatto quasi 6 etti di costata sulla griglia e una padellata di cicoria ripassata.
Senza pane però, che sennò poi esagero.

Però mastico lento, sennò mi resta tutto sullo stomaco!

 

Insomma: vivere da solo non vuol dire io stia morendo di fame o cose simili, sto solo cercando ancora la mia dimensione.

Cucinare non è un problema ed anzi mi piace, però al momento sto dando precedenza ad altri aspetti tipo il lavoro ed il sonno, conscio comunque che se c’è fame a mangiare si fa sempre in tempo.

Pensavo di organizzarmi, finché possibile, un piano settimanale come si vede fare nei programmi di gente cicciona su Real Time. Tipo scrivere su un foglio i vari giorni della settimana con i pasti che farò a casa. Decidere i piatti e fare la spesa in base a quello.
Forse cosi sarò in grado di non buttare quintali di roba o di prepararmi qualcosa il giorno prima dovendolo solo scaldare il giorno dopo.

Sto progettando anche di sperimentare cose, cucinare cose che di norma non farei.

Progettando non vuol dire che lo farò, il cassetto dei “mi piacerebbe fare” ormai è pieno quasi quanto quello dei rimpianti però progettare cose è divertente.

“…e con questo ce freddo la pasta e facioli”

Certo: potrei buttarmi a piedi pari in cose di precotto e simili che vivere da solo per un uomo è tipo regredire ad uomo di neanderthal ma alla fine a parte rare cose ce lo possiamo pure dire che il 90% dei prodotti precotti fanno abbastanza schifo a quello-che-non-si-dice-ma-fa-rima-con-egraziealcazzo.
Rima baciata, tra l’altro.

 

Mi chiamo Simone. Scrivo male è allo stesso tempo il nome del sito ed una profonda verità. Potrei scrivere meglio? Certamente. Però sono fermamente convinto che - refusi a parte - lo scrivere di getto e senza pensarci troppo aiuti a far arrivare meglio il messaggio. Qualunque cosa questo voglia dire.