Settimana Lunga. Non tipo Rocco ma quasi.

E’ stata una settimana lunga. Sono successe un fracco di cose negli ultimi giorni – numero compreso tra 7 e 10, sai come sono fatto -.
Alcune noiose, altre più rompine ed altre che sono state vere e proprie rotture di cazzo.

Non ho idea di quanto verrà lungo ‘sto articolo quindi facciamo che ogni tanto butto in mezzo qualche Sigla Bonus, cosi do tempo a te di riprendere fiato ed ai miei polpastrelli – si, le sigle me le sento e/o vedo quando le metto – di riposarsi.

Sigla!

Settimana lunga parte 1 – Un Tesoro di Caffè

 

Domanda, cui puoi sentirti libero di rispondere nei commenti: “Perché la gente si prende confidenza anche quando, confidenza, non ne viene data neanche per sbaglio?
Svolgimento:
Sono un uomo abitudinario. Forse te l’ho già detto, forse no. Però credo di si: Sono abitudinario anche nel mettere bene in chiaro da subito che sono un abitudinario. Ci sta.
Ho i miei riti, le mie piccole ossessioni che mi fanno stare bene e odio che mi si spostino le cose intorno.
Considera che quando ho iniziato a vivere solo ho spostato mezza casa – per motivi vari ed eventuali – ed alla fine ogni singolo mobile, oggetto è tornato dove si trovava in principio.
Io ed il cambiamento non viviamo sullo stesso pianeta. L’idea di apportare cambiamenti mi destabilizza ed in qualche modo mi spaventa.
Certo: pensavo molti equilibri si fossero postati quando ho deciso di cambiare lavoro ma col senno di poi forse le cose sono cambiate meno di quanto credessi. Sperassi.

Tipo.

I miei riti più famosi sono:
“Esco un ora prima da casa per andare a lavoro”

Questo rito è valido anche quando esco la mattina alle 5 che per strada ci siamo io, i cacciatori e qualche travestito Stachanovista.
Che ne sai che non buco, non mi si sfonda la macchinapoi ci torniamo – o non investo un personaggio famoso ma odiato, dovendo poi rilasciare un fracco di interviste?
Ecco: Io devo uscire un’ora prima perché cosi, nella mia mente malata, qualsiasi cosa accada nel tragitto posso risolverla ed arrivare comunque a lavoro. Comodamente in leggero anticipo.

Uscito poi di casa mi dirigo al bar. Un bar. Sempre lo stesso bar.
Sempre.

Entro, saluto con il canonico Buongiorno o Buonasera e dichiaro da prima alla cassa che vorrei un caffè – per pagare, non per raccontare i cazzi miei – e poi ripetendo al bancone “Buongiorno/Buonasera, un caffè. Per favore”

Il dialogo è finito. Chiuso.

Metto lo zucchero, bevo il caffè, ringrazio sinceramente chi sta lavorando per offrirmi un servizio e riprendo la strada verso il lavoro.

Poi, di solito dopo qualche settimana/mese che vado tutti i giorni nello stesso posto, la gente si sente in diritto di chiacchierare.
Alle 5 del mattino.
Con uno che ripete sempre le solite 10/12 parole con cortesia ma anche con parecchio distacco.

Al ché dopo essermi finto morto di solito riprendo la mia strada.
Se l’approccio è di tipo colloquiale sorrido educato ma non partecipo. Di solito cosi poi smettono.
Purtroppo la confidenza è un male contemporaneo peggio delle Superga portate senza pedalini e messe poi 2 settimane su un termosifone.

Una settimana fa, non ricordo quanti giorni esattamente ma siamo in quell’ordine, la cassiera ha risposto al mio “buongiorno” con un:
“Cosa prendi, tesoro?”

Tesoro.
Io.
Tesoro.

Ti lascio qualche secondo per attutire il colpo.

Perché stai avendo un colpo, vero? Io momenti cado in terra a piombo e inizio a schiumare dalla bocca tipo nei film brutti di serie B dove l’effetto speciale viene fatto con l’aspirina friccicosa.

“Tesoro…”

Ho rosicato. Ho rosicato male.
Perché qui in questo blog mi apro come un libro, hai la mia vita sotto gli occhi e potresti anche sentirti libero di commentarla ma se – dimmi se sbaglio – per 6 cazzo di anni vengo nel bar dove lavori e MAI, neanche una volta, sono andato oltre quelle 10 parole, no? Ma ti viene il dubbio io non voglia andarci oltre quelle 10 dannatissime parole?
Un collega ridendo – perché ti pare se me la tenevo per me questa sbroccata l’altra mattina – ha detto che probabilmente costei necessitava di regale ugello.
Voglio sperare non fosse cosi. Sarebbe una povera idiota.
Non ho 12 anni e non ho bisogno mi si dia l’input per approcciarmi a qualcuno. Se per anni ti ho detto buongiorno e non mi sono schiodato da li, evidentemente il mio interesse finisce nel dirti “buongiorno”.
Sono un uomo semplice.
Bisogni semplici.
Interessi plurimi ma semplici

…e non trattano al momento di femmine.

Di solito avrei cambiato bar. nel corso degli anni ne ho cambiati 4 per cose più o meno simili.

Questa volta no. Stavolta mi sono incaponito che mi è sinceramente finita la pazienza nel cambiare cose per i beati affari altrui.
Continuerò ad andare li e al prossimo “Tesoro” risponderò che anche mia mamma mi chiama sempre Tesoro.
Forse è una questione generazionale. No?

Settimana lunga Parte 2 – La macchina del capo c’ha la pompa del iniettore che va a bestemmie.

Sigla di mezzo!

 

Hai presente quando esci di casa, rigorosamente un’ora prima per andare a lavoro?
Esci, sali in macchina e la accendi. Ti immetti sulla via principale e vai sereno e tranquillo verso la consolare scaccolandoti gli occhi ancora pregni della sabbia di sandman.

Esatto! 
Quando qualcosa di bellissimo invade l’abitacolo passando dalle casse e tamburelli il ritmo sul volante mentre la mente va per i cazzi suoi. Magari l’idea di raccontare come cassiere diventano moleste e meritano parolacce.
Poi di colpo, come è anche normale che sia, nel punto peggiore del mondo la macchina si spegne.
Non un rumore, non un cenno o che ne so un avviso. Semplicemente si spegne.

4 frecce volanti cosi magari uno si evita di farsi prendere male da quelli dietro e si riprova ad accenderla.
Niente. 

Un paio di volte ha dato cenno di riprendere vita ma giusto il tempo di togliermi dalla rotonda ed è morta di nuovo. Credo abbia usato i suoi ultimi respiri per consentirmi di mettermi in salvo.
Fortunatamente ho il meccanico che sa mettersi la mano sulla coscienza e cosi mentre arrivavo a lavoro per vie traverse un carro attrezzi l’ha portata da lui e ci si è messo subito a lavoro.

La prognosi è stata lapidaria: Pompa dell’iniettore partita.

Si può riparare? Si potrebbe. Con 1000 euro.

Ora: Poiché non ho ancora iniziato a battere – se inizio ti avviso, tranquillo – mi sono dovuto fare due conti e per quanto voglia bene alla macchina che in questi anni mi ha accompagnato per eventi importanti non risulta essere razionalmente una scelta giusta.
La macchina ha 15 anni, 200.147 km.
Mille euro sopra non ha senso metterceli.

Inoltre già da un po’ valutavo l’idea di passare da quel motore Diesel 1.9 tdci a qualcosa di più tranquillo.
Magari un 1.6 gpl in modo che abbia comunque spinta ma mi costi un terzo a livello di consumi.

La Ford è una gran macchina. Dico davvero. Pesante, solida e di una comodità impressionante. Tra le tante macchine che ho avuto ed avuto modo di guidare tra lavoro e vita privata questa è stata quella che mi ha dato più soddisfazione.
Costasse qualcosa di meno mi rifarei la Ford subito, immediatamente. 

Come detto però non ho ancora iniziato a travestirmi nel senso di gel di togliere attrito quindi devo tenermi non dico basso, sicuramente però più calmo.

“Me faccio ‘a Ford”

Ho visto all’outlet Fiat la Punto 1.6 a benzina, full optional a 8.900 euro.
L’idea non mi dispiace, affatto. Potrei metterci il GPL in seguito. anche se avrei preferito di trovare un’auto che esce con l’impianto già della casa.
Diversi euro di meno però fanno la differenza e nonostante non sia esattamente in linea con le auto avute fino ad oggi, non mi dispiace.

Avevo scelto inizialmente di buttarmi sulla Dacia. 
Prezzi medio-bassi, te la consegnano full optional ed anche a livello visivo non è male.

Però i tempi di consegna sono a tipo 2 mesi.
DUE MESI.
In de mesi se mi recapitano i pezzi me la monto da solo… e le mie skill in meccanica sono più o meno le stesse che ha la Montessori in Krav Maga.

 

Sigla Finale!

 

Settimana lunga insomma, settimana di parole volgari e contrattempi.
Anche settimana di risolvere cose e – magari – settimana di problemi che però aiuteranno a star meglio poi.
Voglio credere sia cosi. Assolutamente.

 

Mi chiamo Simone. Scrivo male è allo stesso tempo il nome del sito ed una profonda verità. Potrei scrivere meglio? Certamente. Però sono fermamente convinto che - refusi a parte - lo scrivere di getto e senza pensarci troppo aiuti a far arrivare meglio il messaggio. Qualunque cosa questo voglia dire.