Essere ruffiano a 3 anni e di suore sopravvissute

Essere ruffiano è un arte. Non è da tutti e non può essere insegnato.

Ti ho mai raccontato di quando a 3 anni mia madre iniziò il giro degli asili per garantirmi un’istruzione solida a base di lavoretti con la pasta, pisolini e recite in cui mi vestivano da fiore? Non scherzo, soprattutto sull’ultima parte purtroppo. Ne ho le prove.

Sigla!

 

Comunque: Stanca di avere per casa un figlio di satana che veniva etichettato come La Dea Kali – vero anche questo – quella santa donna si ritrovava solamente due opzioni:

  • Vendermi al mercato nero dei regazzini belli-belli in modo assurdo;
  • Iscrivermi all’asilo.

Mi dicono che oggi iscrivere i ragazzini all’asilo sia tipo vincere il superenalotto. Vado per sentito dire, non ho figli e non posso saperlo, però da quel che sento dire in giro se malauguratamente decidi di iscrivere tuo figlio in un asilo – Dio ti scampi e liberi se vuoi mandarlo al comunale – la lista d’attesa parta tipo da quando riesci a concepire.

Se sei raccomandato. 
Altrimenti la data perfetta per mettere il tuo futuro figlio immaginario in lista è più o meno quando scopri la masturbazione.

All’epoca, sempre per sentito dire era diverso.
C’era comunque una lista d’attesa però erano diversi i costi e le possibilità. Passami il momento da anziano dentro ma con le lire era tutto diverso.

Ricordo chiaramente padri – o madri – di famiglia mandare avanti la baracca con uno stipendio. Farlo in maniera dignitosa anche.

Comunque: Mia madre, prossima al ricovero coatto al S. Maria della Pietà decide quindi è che ora l’ometto venga spedito al front all’asilo. Inizia i giri per i vari asili e scopre che dietro casa ce n’è uno fortissimo gestito dalle suore tutte cintura nera di educazione. Ne parlano tutti in maniera sublime.
Sembra che insegnino un sacco di cose. Corre voce escano di li bambini che sanno già leggere e rifarsi il letto.
C’è addirittura chi sostiene abbiano la sensibilità di mettergli l’arnica gel dopo averli picchiati.

Roba non da poco, quindi.
Sicché Mater prende baracca e burattini e va in visita presso questa struttura religiosa. Inizia a battersi il petto da casa, che non si sa mai e infatti arriva li piena di lividi.  Per fortuna c’era abbondante scorta di Arnica Gel che i ragazzini si sa, sono un macello.

Arrivammo quindi li, lei prossima ad una crisi isterica ed io con la testa piena di raccomandazioni tipo:

“fai il bravo”

“Gesù bambino si dispiace se fai danni”

“Evita di correre ed urlare”

“Respira solo se strettamente necessario”

Insomma le classiche cose che una madre direbbe ad un bambino prima di una cosa del genere.

‘Che capirai, avessero le suore capito a cosa andavano incontro non m’avrebbe aiutato neanche il Papa ad entrare li dentro. Avrei trovato la selezione all’ingresso.
O un esorcista. Forse più l’esorcista a pensarci bene bene.

Svicolato quindi il tizio della selezione all’ingresso venimmo fatti accomodare per il colloquio con la super-suora. Realizzo ora che non ho idea di come si chiami la suora che decide cose. Badessa? Madre Superiora? Goldrake?
Non lo so, davvero e sono sveglio dalle 3. Non c’ho molta voglia di cercare.

Insomma ci fanno sedere in questo ufficio, che forse ricordo forse no – avevo 3 anni, sii paziente – e narra la Mater che volli subito scendere per pascolare nella stanza mentre loro trattavano riguardo il mio destino.
Sostiene, sempre la Mater, che come scesi sbiancò sapendo bene quali fossero le mie capacità distruttive. La povera parlava con Goldrake ma con la coda dell’occhio sorvegliava me stando ben pronta a riprendermi al volo nel caso fossi stato prossimo a rompere qualcosa, gettare in giro qualcos’altro o far esplodere oggetti vari.

Anche la suora, che essendo sposata con Dio – o con gesù, non ricordo. Sono davvero una sega in cose di religione!– non è mica l’ultima scesa dalla montagna del sapone monitorava i miei spostamenti. Sembra mi osservasse con l’attenzione con la quale io oggi controllo non mi si bruci la carne sul barbecue ed alla fine, forse mossa a pietà dalla preoccupazione di mia madre decise di alzarsi e prendermi in braccio.

Mentre mi teneva spiegava a mia madre che ero un bel bambino, che ero vivace che si avvertiva la mia bontà d’animo – povera ingenua– e che avrebbe voluto tanto prendermi in carico. Istruirmi. Il problema era che aveva già troppi bimbi e prenderne un altro non sarebbe stato sicuro.
Mia madre annuiva educata, io avrei risposto con “e allora che m’avete fatto venì a fa?” e ascoltava in religioso – Ah!Ah! – silenzio finché di punto in bianco non accadde una cosa:

Tenuto in braccio da batman dalla suora mi divincolai abbastanza da afferrare saldamente il crocefisso che portava al collo.

Panico.
Mia madre sbiancò. Sapeva perfettamente che se anche – ipotesi surrealenon avessi preso fuoco per il contatto con quel simbolo divino il minimo che potesse accadere sarebbe stata 2 ore di spiegazioni all’FBI ed una suora decapitata.
Afferrai invece il crocifisso e rimasi immobile. In silenzio.

La badessa, credo stupita anch’essa dell’essere ancora in vita mandò via la Troupe di Mistero che nel mentre era intervenuta calandosi dal soffitto con le corde tipo Mission Impossibile e mi chiese:
“Ti piace il crocefisso?” e poi, incurante e sprezzante del pericolo “Sai chi è?”

A quel punto contro ogni previsione avvenne il miracolo. l’essere ruffiano scese su di me come neve a natale.
Si narra che guardai il crocifisso. Poi guardai la suora. Poi nuovamente il crocifisso e smisi di fare ‘sto gioco che stava venendomi la labirintite.

Serissimo, come solo una bambino di 3 anni può essere, chiesi:
“Posso dare un bacetto a bambino gesù!?”

Apriti cielo!

  • La suora estasiata;
  •  mia madre con lacrime di gratitudine verso il fato e visioni mistiche di un futuro roseo senza me in giro;
  • i cameraman di mistero che s’erano fermati al Buffet che si abbracciavano fortissimo come manco nel 2006 contro la Germania.

Essere ruffiano aveva compiuto l’impensabile.

La suora si alzò con ancora me in braccio e disse:
“Venite, vi porto a vedere la struttura”
Mia madre, ancora shoccata forte chiese ingenuamente “ma come, perché?”
“Signora mia, ma per un bambino in più? Ma cosa vuole che succeda? Ne abbiamo 30, facciamo 31 non succede niente” 

Non so se abbia concluso con “do se magna in 10 se mangia pure in 11” ma ci sarebbe stato benissimo.

Secondo me.