Quasi 18 anni vergine ma – a mia discolpa – con amici bastardi

Siamo nel 1996 ed ho 17 anni. Sono ormai prossimo ai 18 anni e sono vergognosamente vergine.
“Quasi 18 anni e vergine?”. Ti ringrazio per la domanda, amico lettore. Si, sono vergine ed il che è facilmente spiegabile tenendo conto che:

  • Suono la chitarra; (ne abbiamo parlato qui)
  • Sono una forma geometrica perfetta, con un diametro di un metro e novantasette.

Cerchiamo di essere sinceri, almeno tra te e me:

Tra la mia ossessione per l’imparare a suonare in modo decente, la stazza ed il mio essere all’epoca ancora parecchio timido dirti che ero inscopabile è dirti poco.

Per fortuna le cose sono cambiate poi, però questo è un altro discorso.

Comunque:
Ho quasi 18 anni, sono vergine e mi ritrovo circondato da amici bastardi.
Ottime persone, per carità ma bastardi in maniera profonda.

Una mattina, sul finire di quel 1996 arriva a casa la cartolina verde che mi invita gentilmente a presentarmi a La Spezia per saldare il mio debito con lo stato. Ché io ‘sto debito non ho idea di come l’ho contratto, davvero. Però oh, se lo Stato dice che gli devo qualcosa chi sono mai io per dire che non è vero?
Non pensare che perché equitalia non esistesse lo stato fosse più bonario verso i suoi debitori. Non pensarci proprio.

 

Forse sono in debito perché come tutti i ragazzini di quegli anni mi lasciavo crescere i capelli dietro per farci il codino o perché tagliavo i Jeans sui lati per farli scampanare ma lo stato diceva che gli dovevo cose. Ora che ci penso forse perché una volta ho rubato una bustina di Ketchup in pizzeria.
Neanche mi piaceva a quel tempo, a dircela tutta. Però stava li sul tavolo e come nella famosa barzelletta “io maa guardavo… le me guardava…”.

Ero comunque in debito, avevo 18 anni – quindi non ero esattamente una cima –  e, come tutte le persone in crisi di questo mondo in un momento difficile decisi di fare qualcosa di sciocco e drastico.

Chiesi ad un amico che all’epoca frequentava la scuola di parrucchiere di tagliarmi i capelli.

Fu drastico perché all’epoca i capelli mi arrivavamo più o meno alle spalle – si: grasso timido e capellone. Confermo – e stupido perché dissi al mio amico:
“Fai come ti pare, hai carta bianca, tanto devo rasarli per partire”

Apriti cielo.

Ogni persona sa che dire ad un parrucchiere – affermato o ancora in fase di studio – fai come ti pare è una scelta del cazzo. Dirlo poi ad un amico che per anni ha voluto tagliarti i capelli ma non glielo hai mai concesso perché per-carità-diddio-scansati-proprio-non-guardarli-nemmeno apre una valvola di sfogo nella sua mente malata grossa tipo sfiatatoio di un balenottero azzurro.

“Allora vado, eh!? VADO!?”

Quella stessa domenica, perché l’arte non va fatta aspettare, andiamo nel negozio del padre e mi metto comodo sulla sedia da barbiere.
Ero tranquillo, ti dico la verità. Non so se perché sapevo che tanto era una cosa che sarebbe durata 2 settimane o perché ormai ero rassegnato all’idea di perdere la mia folta chioma da cane parruccato.
Però ero tranquillo davvero.

Tranquillo si. Fino a che non ho visto l’espressione di lucida follia negli occhi di quel pezzo di m del mio amico.

Con una mossa lesta a capace fece girare la sedia da barbiere mettendomi spalle allo specchio e mentre lo guardavo come un bambino guarda un Babbo Natale fatto di cocaina in autoreggenti iniziò ad armeggiare con forbici, pettine, poi rasoio elettrico, poi di nuovo forbici.
Credo ad un certo punto abbia preso in mano fiamma ossidrica ed alabarda spaziale.
I miei ricordi potrebbero però essere stati offuscati dalla risata malefica che usciva dalle sue labbra o da quando assunse l’espressione da pagliaccio pazzo chiedendomi se volesi un palloncino.

Dopo un tempo indefinito passato ad armeggiare mi disse “chiudi gli occhi” ed una volta obbedito girò la sedia verso le specchio.
“Pronto?” mi chiese.
Ricordo che, prima ancora di aprire gli occhi risposi con un “mortaccitua” completamente gratuito.
Sulla fiducia, diciamo.

Poi aprii gli occhi.

Mentre mettevo a fuoco l’immagine della mia capoccia rasata completamente al centro, con i capelli ancora lunghi sui lati e con un codino stile Vincenzo Lamas tutto pazzo riuscivo a scorgere la mia possibilità di fare sesso prima dei 25 anni uscire dalla porta esclamando “Vabbe regà, se beccamo in giro che s’è fatta una certa e c’ho da fa”.

Iniziai a ridere. Risi a lungo.
Credo fosse una risata esattamente in bilico tra un cuore divertito ed Annie Wilkes quando scopre che Misery potrebbe non morire sul serio e magari c’ha solo un po’ di alterazione. Che magari bastano una Tachipirina e una sana dormita.

Dopo essermi fatto una delle risate più belle della mia vita ho aspettato con pazienza che fumassimo una sigaretta e poi ho guardato per la prima volta la mia testa completamente rasata. Senza capelli.

La prima boccia della mia vita, in quell’autunno del 1996. A 18 anni non ancora compiuti.

Ci ripensavo stamane, a quel pomeriggio di pazzia.
Sono stato a farmi i capelli dal mio barbiere di fiducia che però come dicevamo è una parrucchiera e c’era una ragazzetto esile, tutto timido a fare apprendistato.
Non so dirti che età avesse. Mi sembra di aver inteso stia facendo il secondo anno di scuola per parrucchieri quindi credo sia intorno ai 15/16 anni.
Gli spiegavano cose mano a mano che le cose accadevano ed osservavamo curiosi entrambi. Lui per imparare io perché sai come son fatto.
Mai sia che c’è da imparare qualcosa e non mi impiccio!

Per fortuna le mani in testa me le ha messe solo Giulia. Conscio della pazzia che alberga nella mente di un ragazzino che studia da parrucchiere me la sarei fatta sotto. Però è stato interessante e sinceramente commovente vedere nuovamente un apprendista dentro un negozio.
Erano anni che non mi accadeva e spero sinceramente capiterà di nuovo.
Magari un giorno ‘sta creatura sarà il mio barbiere, va a sapere!

 

Mi chiamo Simone. Scrivo male è allo stesso tempo il nome del sito ed una profonda verità. Potrei scrivere meglio? Certamente. Però sono fermamente convinto che - refusi a parte - lo scrivere di getto e senza pensarci troppo aiuti a far arrivare meglio il messaggio. Qualunque cosa questo voglia dire.