come si conoscono le ragazze. Prima lettera ad ipotetico

Prima lettera ad Ipotetico: Come si conoscono le ragazze

Caro Ipotetico,

Ho preso il coraggio di scriverti perché, parliamoci chiaro: Scrivomale è anche un po’ il mio lascito.
Non sarà per sempre. Non è neanche detto rinnoverò il dominio quando scadrà tra poco meno di 3 anni.
Però per il momento c’è e non avendo figli reali cui spiegare cose, ho pensato di scriverti una letterina raccontandoti come il tuo padre immaginario vede il mondo.

Tu capirai tutto, perché sei sicuramente più sveglio di me, lo sei quantomeno nella mia testa bacata.

Sta di fatto però che l’evoluzione rende migliori le generazioni che vengono e tu, caro il mio Ipotetico, non fai certo eccezione.
Io però ho dalla mia qualcosa che a te ancora manca: l’esperienza.

Nella mia mente hai circa 14 anni, età che ho scelto perché ideale per ascoltarmi – anche se sbufferai. Ti vedo e la pagherai – e apprezzare magari le cose che ti consiglierò.
Il fatto che tu abbia 14 anni spiega anche largamente perché oggi di Ipotetica – la tua sorellina immaginaria – non si parla. Lei avrà all’incirca 12 anni quindi è praticamente ovvio sia in un collegio femminile da almeno un lustro. Rimarrà li fino ai 45 anni, cosi siamo certi non ce la purgherà nessuno.
Che forza il tuo ‘Pà, eh!?

Oggi parliamo di come si conoscono le ragazze.

Ti racconterò cosa sono le relazioni, come nascono e – se riesco – ti spiegherò perché il tuo vecchio ha sempre avuto successo con il gentil sesso. Il verità fino ai 18 anni non era neanche quotata alla Snai la possibilità io riuscissi a rimorchiare qualcuna. Però la vita riserva sorprese e – poiché non sono scemo, lo ha confermato anche il mio analista – ho avuto modo di imparare cose.

Cose sulle donne, sulle relazioni in genere.
Cose che se avrai la pazienza di leggere ti spiegherò. A te ed a chi capiterà da queste parti.
Magari rimarrà utile anche al mio nipotino Daniel, che vedi nella foto in evidenza.

Non penso ne avrà bisogno: è bello in modo imbarazzante ma nella vita non si sa mai, no?

Il modo migliore per approcciarsi al Gentil Sesso e come conoscere ragazze

Iniziamo da una cosa che ti sarai sentito mille volte, ossia “Sii te stesso”. Starai sbuffando:  raramente viene spiegato perché essere se stessi funzionae lo fa -. Iniziamo quindi da questo, vuoi?

Essere se stessi non vuol dire manifestare con sfacciataggine l’essere stronzo come, provenendo dai miei lombi sicuramente sei. Essere se stessi, quando si parla di un approccio, vuol dire essere sicuri del fatto che meritiamo l’attenzione della persona che abbiamo davanti. 
La meritiamo. Tutti.
Credimi.

Non ho mai conosciuto nessuno a questo mondo che non meritasse l’occasione di un caffè e tu, mio caro figlio Ipotetico, non fai eccezione.

Inoltre – e spero dicendotelo io non ti faccia venire ansia da prestazione – le donne, come i lupi nella foresta o le guardie ai posti di blocco, sentono la paura.
Se venisse a parlare con te una ragazza che per quanto bella non è sicura di cosa sta facendo, sii sincero: ti intrigherebbe?

Avresti una prima impressione negativa. Non avresti la voglia di conoscerla, di parlarle e da qui una regola essenziale:

Non avrai mai una seconda occasione di dare di te un’ottima prima impressione.

Tatuatela sul petto, se vuoi. Tanto sei un figlio immaginario e tua mamma immaginaria non potrà rinfacciarmi il fatto che ti fai tatuaggi di merda.
Sii sicuro di te stesso, del tuo valore. Se ti avvicini fallo con le  spalle bene in fuori, sorriso – se possibile sincero – e non aver paura di parlare. Non aver paura di tirare fuori chi sei o di ammettere una figuraccia.

Sicuramente ti sarai sentito dire anche che “Farla ridere” è una strada per il successo con l’altro sesso.

Se hai la battuta pronta tutto sarà in discesa ma parliamoci chiaro, che tanto siamo padre e figlio ipotetici e non abbiamo segreti:
Per quanto simpatico tu voglia essere la serata no o il momento in cui non ti vengono battute capita a tutti. Magari sei solo impacciato perché venendo dal mio DNA hai scelto di parlare con una palesemente al di fuori della tua portata, solo per vedere se riesci a offrirle un caffè.
Preparatene un paio, di quelle buone e che funzionano. Anche semplici risposte generiche che però strappano una risata.
Se non sarai particolarmente brillante o non ti sentirai  in vena, potranno farti comodo.

Se la persona con cui parli è quella giusta, abbi il coraggio e guadagnati la possibilità di mostrarle che anche tu sei la persona giusta per lei o che quantomeno pensi di esserlo.
Poi potrai esserlo o meno. Questo però non cambierà la magia del tempo che passerete insieme.

Tieni sempre a mente che il massimo che può succedere è ricevere un “no” e ne riceverai di più importanti, più dolorosi e più scomodi. Fottitene quindi di un “No” ricevuto da una persona che a malapena conosci. Per quanto meravigliosa sia ai tuoi occhi di adolescente in preda agli ormoni.

I “no” ti insegneranno tanto. Tanto vale viverli con serenità e farne tesoro. Non credi?

Ascolta quel che ti viene detto, impara ad osservare come ti viene detto ed il linguaggio del corpo dell’altra persona. Impara a far sentire a proprio agio le persone perché se riuscirai a fare queste prime tre cose, il 90% del tuo percorso sarà già superato.

Non prendere in giro chi hai davanti.

Mostrarsi migliori di quel che si è nascondendo le magagne non porta nulla di buono. Le migliori relazioni che ho avuto sono nate proprio mostrando chi ero, cosa c’era da guadagnare e da perdere avendomi vicino.
C’è chi ha scelto di vivermi, chi ha optato per altro e chi ha fatto prima una e poi l’altra cosa.

Ho vissuto con gioia tutte e tre le situazioni e ne conservo ancora oggi bei ricordi. Di tutte e tre.

Riconosciti i meriti, non aver paura di farlo. Soprattutto se hai ben chiari i tuoi limiti. Ti permetterà di conoscere i tuoi punti di forza e ti permetterà di non perderti in un bicchiere d’acqua vedendo che magari l’attenzione della donzella la stai avendo davvero.

La mia zona di confort è sempre stato l’approccio. Grazie alla mia faccia da culo attaccare bottone è sempre stato semplice e sfruttando un pizzico di presenza e l’ironia che non mi è mai mancata le cose spesso sono venute da se.
Conosco però anche i miei limiti. Da cosa tenermi alla larga se non voglio passare da completo imbecille.

Questo non vuol dire fingere. E’ come se inviti qualcuno a cena;
sai che un piatto ti viene particolarmente bene mentre con altri hai difficoltà.

Non c’è niente di male a preparare il tuo piatto forte, magari per onestà intellettuale scherzerai sul fatto che l’altro piatto invece ti viene malissimo e potresti estinguerci il genere umano, no?

Qui finisce la parte semplice, lo sai vero? Superati i timori scemi, superato quel pizzico di timidezza, se ci pensi il parlare con qualcuno è il meno che puoi dover fare. E’ naturale e non comporta nessun tipo di fatica.

Passata la fase della conoscenza e la fase che riguarda il fare sesso in modo compulsivo, ogni volta che ce n’è, si passa alla vera e propria costruzione di un rapporto.
Per quel che riguarda il sesso, caro Ipotetico credo di averti già fatto il discorsetto. Ricordi?
Le api, i fiori e l’abbonamento mensile con accesso illimitato ai siti zozzi.
Dio, che padre immaginario Grandioso so essere, quando mi ci metto!

Dico davvero ed ormai a 40 anni posso dirti con una certa sicumera che rimorchiare, abbordare qualcuno è la parte più semplice. 

Io, tuo padre immaginario non sono mai stato rifiutato. Eppure guardami: sono si e no un decimo di quel che sei tu. Non sono un modello, non sono Zichichi ed ho lo spessore emotivo di un San Pietrino che causa maltempo si è sfilato da V.le Regina Margherita.

La mia carta vincente è sempre stata la tranquillità e, te lo prometto: se saprai far tua un minimo di serenità quando parli con qualcuno farai faville!