Prima lettera ad Ipotetica – L’orgoglio e le Relazioni

orgoglio e relazioni
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Ciao Ipotetica. Sei ancora arrabbiata con me per la storia del collegio?

Dai, fai la brava e togli quel broncio che poi diventi brutta. Il termine “Diventi” non è usato a caso perché sai perfettamente di essere una creatura meravigliosa. In senso oggettivo ma soprattutto per me che dalla mia fantasia ti ho messa al mondo.
Mettiamo un sottofondo, vuoi?

Ok, bene. Mentre Vasco ci canta Giocala, pezzo rigorosamente antecedente a Stupido Hotel, oggi parlo di relazioni con te dopo averlo fatto con tuo fratello maggiore: Ipotetico.

Tu sei più sveglia di lui, in quanto donna. Non servirà quindi spiegarti più di tanto.
Posso però offrirti un punto di vista differente. Posso metterti in condizione di comprendere come funziona la mente di un uomo e, nello specifico, del tuo finto padre.
Parliamoci chiaro: In quanto padre mi arrogo il diritto di essere il tuo primo vero amore. Potrai togliermi tutto, senza pietà né scrupoli ma questo no. Fa parte della natura e contro la natura neanche io e te, Vita mia, possiamo fare niente.

Non ti scrivo perché sono in un angolo a frignare volendoti qui.

Le scelte che hanno mosso i miei passi sono state chiare e, con il senno di poi, non credo di rimpiangerne nessuna. Tu avresti avuto bisogno di infinite cose che io non avrei saputo o potuto darti.
Ti scrivo perché benché tu sia nel paese dei sogni ed io in quello dei divani comodi non posso negare che mi manchi.
Saresti stata il mio amore Sempre e per Sempre e questa cosa non cambierà mai.
Alla fine lo sei, sai di esserlo e sai che nulla potrà cambiare questo. Sei parte di me anche se, effettivamente, “non sei”.

Non è una cosa per partito preso: sei nella mia testa e sai come funziono quelle rarissime volte che provo sentimenti.

Che ti penso non è un mistero e non me ne vergogno. Ho messo da parte orgoglio e stronzate simili da tempo.
Non ho più vent’anni lo dico spesso facendo ironia sul sesso ma è valido anche per questo aspetto.

L’orgoglio nelle relazioni è un veleno. Questo te lo dico ora e spero tu possa farne tesoro nelle tue relazioni ipotetiche future.
L’orgoglio fa tacere o fa dire in parte. Oppure spesso fa dire le cose sbagliate.
Non c’è niente di male a dire “Scusami” o “Senti, ci tengo. Troviamo una soluzione” invece di prendere e buttare tutto all’aria perché hai le ovaie girate o perché un atteggiamento passivo ti porta a voler solo aspettare.
Te lo dico perché io faccio cosi, spesso. Non perché mi sento più bravo.
Se però non iniziamo dai miei di errori, come posso sperare di suggerirti come  evitare o arginare i tuoi.

Ti direi “non aver paura di mostrarti fragile”, se ne vale la pena.
Tu però sei la mia versione migliorata e credo lo sappia già. Però è una cosa importante, ascolta appapà:

Se qualcuno è disposto ad aprirsi con te al punto di passare per imbecille, coglione ed emotivo, concediti il lusso per una volta di abbandonare maschere e fare quel che senti.

Ridi, salta, balla e soprattutto piangi. Piangi con l’uomo che amerai, piangi se ti verrà perché vi donerà un legame forte e profondo.
Nel mondo delle ipotesi amo immaginarti felice, soddisfatta e realizzata.

Magari ho già un genero che ti stringe forte e ti fa battere il cuore che sembra debba esploderti nel petto. Piangi con lui, dai retta a chi ha visto qualche alba più di te. Dammi retta non perché sono tuo padre ipotetico, ma perché di situazioni ne ho mandate a puttane un monte e mi dispiacerebbe saperti fare la stessa cosa.

La tua vita non è vicino a me. Ti ho lasciata nel mondo delle ipotesi e conto tu li possa trovare qualcuno che ti ami più di quanto saprei fare io che sono anziano e rompicoglioni. Non per questo però vivo meno per te.
Per assurdo è uno dei motivi per cui ti tengo a distanza, quando non pascolo per il mondo dell’ipotetico. Con la minuscola, non parlo di tuo fratello.

Non rimanere in attesa del momento giusto. Ad aspettare son buoni tutti, benché non sia facile.
Però cerca di capire quando l’attesa è finita, quando è il momento di lottare e fallo. Perché se qualcuno lotta per te e continua a vederti semplicemente in attesa, potrebbe farsi domande.
Le domande, alcune volte, sono peggio delle certezze.

Questo come è ovvio che sia, è valido esclusivamente se tu hai intenzione di lottare e non di accontentarti. Le cose belle si sudano. Nella mia immaginazione hai circa 14 anni e pensi la vita sia un’isola su cui saltuariamente far salire qualcuno. Il tempo necessario per socializzare e sentirti meno sola.

Ci sta, va benissimo. Se è questo che vuoi?

Io ci sono stato solo, mi ci sono sentito solo. Sono stato solo per anni e quando non avrei voluto esserlo sono stato comunque. Lottando con me stesso e con chi avrebbe dovuto darmi un ceffone ed invece si è tirato indietro dicendomi “Ti do il tuo tempo”.
Gesto nobile, sulla carta.

Essere asettici trasmette disinteresse. Così come anche la cortesia, alcune volte.
Concediti una parolaccia, una bestemmia – poi però facciamo i contied urla, se necessario.
Lascia che il tuo lato emotivo viva. Lascia che il fiume emotivo non sia a senso unico perché quelle son situazioni che non durano.
Verrà sempre il momento in cui l’altra persona dirà “ho visto male?”, “ci tiene veramente?” 
Aver pazienza ed aspettare, te lo dicevo prima sono cose belle ma non bastano. Mai. Fattene una ragione o, come si suol dire, facce caso.

Crea relazioni in cui si parla. Sempre e tanto. In cui si parla di tutto.

Hai presente quando vorresti dire qualcosa ma solo a pensarci senti le guance ardere e la gola che si secca? Quando parlando non puoi fare a meno di deglutire?
Ecco. Quelle son le prime cose da dire.
Lo dicevo ad ipotetico l’ultima volta. In quei casi il massimo del male che può succedere è che non funzioni. Sarebbe davvero cosi tanto peggio di cosi?

Non bloccare mai nessuno. I vili bloccano le persone senza dare possibilità di replica. Personalmente non l’ho mai fatto, proprio seguendo questo principio. Vero però che non ne ho mai avuto il bisogno quindi, boh. Prendila come viene quest’ultima cosa.

Credo di averyi accennato della mia prima relazione. Quel che non sai è che per un anno – IO! UN ANNO! – feci i salti mortali per catturare attenzione e meritarmi una chance. Poi, come è giusto che sia mi ruppi il cazzo e sparii.
Era doloroso ma sai che c’è? Non puoi obbligare qualcuno ad amarti, a chiamarti, ad essere vicino a te i con i fatti.
Sicché mi congedai senza far rumore e decisi di rimettere insieme i miei pezzi.
“Non ti rendi conto di cosa veramente hai finché non lo perdi”, questo mi venne detto da lei quando la risentii.

Una frase da cioccolatino, lo so.

Però era una frase che dimostrava in qualche modo quel che potevo essere per lei. Avevo smesso di essere quel che la corteggiava, che le dava gli abbracci belli e cose cosi.
Ero diventato una persona ed ero la persona che voleva per se.

Attenta alle false promesse. Impara a distinguere un farei di tutto per te detto da chi è seduto su un divano a chi per te fa tutto davvero. Riconosci i sacrifici e sebbene il tuo essere capocciona come appapà tuo ti metta in difficoltà, riconosci il valore di quel che si sacrifica per te.

Ammazza papà tuo come si accolla eh! Sei però l’unica donna con cui sento di parlare tanto liberamente quanto lo faccio con il mio analista, quindi porta pazienza.
Male che va li, dal mondo delle persone ipotetiche, leggilo a rate. Così non ti sentirai oppressa più di tanto.

In verità non so neanche perché ti scrivo oggi. Il sabato in teoria non pubblico cose fiume. Però ormai lo sai: scrivo quel che sento quanto lo sento. Forse sono solo riflessivo perché stanotte si lavora. Chi può dirlo?

 

 

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Mi chiamo Simone. Scrivo male è allo stesso tempo il nome del sito ed una profonda verità. Potrei scrivere meglio? Certamente. Però sono fermamente convinto che - refusi a parte - lo scrivere di getto e senza pensarci troppo aiuti a far arrivare meglio il messaggio. Qualunque cosa questo voglia dire.