Lasciar andare il passato per godersi il presente

lasciar andare il passato
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Lasciar andare il passato è una cosa sana. L’ho capito poco tempo fa e solo stamane l’argomento è uscito fuori con il mio analista.

Avrai notato che dopo un paio di post sulle mie sedute di analisi non se ne è poi più parlato. Questo perché credevo – sbagliando – stesse diventando esclusivamente una valvola di sfogo.
La verità è che stavano sicuramente uscendo tante cose, stavo certamente imparando a tirar fuori i pensieri ed il mio quotidiano.
Però non era solo questo.
Credo stessi prendendo confidenza con quel nuovo mezzo di comunicazione, che chiameremo per comodità “a cuore aperto” per arrivare a cose più importanti.
Affrontare temi più personali con lui durante la nostra ora di chiacchiere, ma prima di tutto con me stesso.

Oggi abbiamo parlato appunto del passato e, come spesso accade, ho scelto di parlarne per qualcosa successa mentre ero solo e che è nata nel posto più impensabile del mondo:

  • Un video su youtube;

Il Video lo mettiamo come pseudo-sigla, poi ti spiego bene:

Carino, non credi? I video con le reaction dei fan mi piacciono. Alcune volte sono esagerati ma ci sta: parliamo pur sempre di fan, no?
Da principio cercavo altro, stavo effettivamente vedendo altro su netflix ma la vita spesso va per gli affari suoi e sai che ti dico: va benissimo cosi.

Ero su Netflix e stavo vedendo l’episodio che trovi nel video. Come sai spesso abbandono il doppiaggio per godermi un po’ di lingua originale.
Il problema è che quando si cambia la lingua dell’audio su Netflix poi spesso che per rimettere l’italiano si deve dare e ridare l’opzione più volte.
Essendo la persona meno paziente del mondo e volendone vedere uno stralcio in lingua originale mi sono appunto affidato a Youtube ed ho trovato il video che ti ho allegato qui sopra.

Carino, simpatico e in qualche modo curioso. Le reazioni che vedi qui sopra non potresti mai aspettartele da me. Non sono parte del mio carattere e credo mi sentirei sinceramente in imbarazzo sbraitando cosi davanti ad una televisione.

Sia chiaro: non sto dicendo sia un bene o meno averle. Dico solamente che sono parte di me come lo è usare un assorbente interno. Capito cosa intendo?

commuoversi davanti la tv

Insomma: Vedevo il video e mi godevo le reazioni di quelle persone.
Non avrei mai avuto la pazienza di rivedere il video più volte e le immagini delle reazioni ai bordi erano tante. Così cercavo di cogliere più che potevo quel che stava accadendo.
Cercavo in qualche modo di cogliere tutte le varie reazioni durante un’unica visione.

Ad un certo punto ho iniziato a non percepire più le immagini ai lati come un collage di vari utenti ma era come se fossero tutti seduti attorno lo stesso tavolo. Seduti a commentare, festeggiare ed emozionarsi per quel che stava accadendo.

Ad un certo punto – Resta di stucco: è un barbatrucco – mi sono reso conto che mi stavano scendendo le lacrime

Non era un pianto e non c’erano singhiozzi o smorfie di dolore. Non c’era neanche una modella di passaggio cui fare lo sguardo da cucciolo di Beagle per svoltare una coccola.
Era chiaro però che non ero neanche sereno. Ne tanto meno felice: Ero un tizio seduto sul divano a vedere un video  e nulla di più.

Però le lacrime c’erano. Erano li ed era innegabile.

Come è ovvio che sia ho iniziato a pormi domande. Non capivo come una cosa tanto scema stesse avendo un effetto del genere su di me.
Io non sono mai riuscito a cacciare una lacrima neanche ai funerali delle persone che ho amato. Ti rendi conto di che shock possa essere stato?
Nella mia vita da adulto – diciamo <12 anni – l’unica volta che ho realmente pianto è stata qualche mese fa e – credimi – la situazione non solo lo chiedeva: lo esigeva.

Ho realizzato quindi che una situazione come quella che stavo vedendo – o meglio percependo – di un gruppo di persone sedute attorno ad un tavolo a ridere, scherzare ed emozionarsi non l’avevo mai avuta.
Per scelta non ero mai stato parte di un gruppo cosi. Mai ho concesso a qualcuno di avvicinarsi al punto tale da portela creare.

La domanda che è arrivata dopo è quantomeno ovvia, ossia “Perché non l’ho mai avuta?”

Alla fine come dicevamo in passato il socializzare è la mia zona di confort. Non ho problemi a conoscere, parlare e instaurare dialogo con le persone. Anzi.
Perché allora, mi chiedevo, non era mai capitata una cosa del genere?
La risposta è arrivata.
E’ arrivata da sola ed è stata uno schiaffo in faccia come in vita mia ne ho ricevuti pochi.

“Se non permetti a nessuno di avvicinarsi, mai nessuno potrà deluderti”

stupore

E’ stato come un quintale di mattoni lasciato cadere dietro la mia nuca. La gravosità di un’affermazione del genere è innegabile ma la cosa peggiore è quanto la sentissi mia.
Ho quindi preso questo stralcio di quotidiano, l’ho bello impacchettato e l’ho portato dal Doc per sentire cosa ne pensasse. Per parlarne con lui.

Forse te l’ho già detto, non lo ricordo onestamente ma mi fido molto di quell’uomo. Ha una memoria per gli argomenti presi incredibile ed una gran capacità di mettere le cose in un’angolazione diversa affinché io possa vedere le cose da altre prospettive.

Ha ascoltato il racconto che ti ho appena riportato, non una virgola di più non una di meno. Potrei aver saltato il paragone sugli assorbenti interni, lo ammetto.
Poi abbiamo parlato del concetto di essere delusi da qualcuno ed abbiamo parlato della mia adolescenza.

Delle persone che frequentato all’epoca e di come mi fossi rifiutato categoricamente negli anni successivi di rincontrarle.

Sarò onesto, non prenderla come una lagna perché è solo un riportare fatti concreti e reali: Quelli che definivo “amici” e con cui ho passato anni durante l’adolescenza erano un bel gruppetto di teste di cazzo.
Il tempo passato è rigorosamente d’obbligo: avevamo 14 anni, forse poco più forse meno di meno.
Far colpe a gente adulta perché in quell’età si comportò male sarebbe ingiusto. Sta di fatto però che parliamo della gente che quando mi vedeva arrivare si nascondeva per non essere costretta a passare il tempo con me.

Da una parte li capisco: non avevo certamente la presenza di oggi e preferivo ridere e scherzare al provarci con le ragazze. Loro erano più avanti rispetto a me quindi, razionalmente parlando, potevo essere una bella palla al piede mentre si portavano le donzelle a fare le vasche per viale libia cercando di svoltare una pomiciata.
Razionalmente lo capisco. Oggi.

All’epoca però ero ragazzino anche io e, in piena onestà, mi sentivo semplicemente solo.

Alla fine feci l’unica cosa che potessi fare: resi la solitudine il mio punto di forza. Imparai cosi bene a star solo con me stesso da non poterne più fare a meno.
Stare con i miei pensieri, solo tra le mie passioni divenne il quotidiano.

Questo, purtroppo, diede vita poi ad una serie di meccanismi che generarono il resto. Come ad esempio il tener lontani tutti.

Questo è quello che ho scelto di cambiare. Per questo ho il dovere – verso me stesso – di lasciar andare il passato.

Il passato non puoi cambiarlo e certamente è uno strumento comodo per evitare di ripetere sempre gli stessi errori. Alle volte è un maestro che ti aiuta a migliorarti.
Non può però diventare un comparto stagno dove riporre tutto quello che mi sono negato fino ad oggi, usandolo allo stesso tempo come ripostiglio e scusa.

Negli anni successivi l’adolescenza non ho permesso a nessuno di avvicinarsi ed anzi, quando ho visto qualcuno affezionarsi più di quanto ritenevo gli fosse concesso, ho fatto in modo e maniera di allontanarlo.
Sempre e comunque.
Forse perché quelle ferite non sono ancora del tutto chiuse o semplicemente perché in qualche modo ho il timore di capire fino in fondo quanto quegli “amici” fossero niente. Non so ancora darti una risposta a questo.

Quel che è certo è che mi sento un po’ in impaccio. Alla fine io ho sempre vissuto le relazioni interpersonali così ed è come se di punto in bianco smettessi di guidare un’auto con il cambio automatico per passare ad una con cambio manuale.

Troverò una soluzione, cambierò questo aspetto di me e lo dico facendomi forza al pensiero d’aver affrontato e risolto problemi più grandi.

Quegli eventi sono appunto il passato ed in quanto tale ho intenzione di lasciarmeli alle spalle. Non intendo accantonarli e lasciarli li: ne ho parlato e ne scrivo a te ora per aiutarmi a mettere in fila i pensieri e risolvere quanto c’è da risolvere.
Poi lascerò diventino parte del panorama che troverò guardandomi alle spalle e, magari, inizierò ad approcciarmi in modo diverso a quel che ho intorno.
Non ho fretta ne tanto meno bisogno di farlo in due ore.
Il tempo non mi manca e sapevo bene fin dal primo giorno che questo percorso intrapreso per arrivare ad essere l’uomo che voglio essere non sarà facile ne breve.

Forza e coraggio. Si dice ancora?

 

 

 

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Mi chiamo Simone. Scrivo male è allo stesso tempo il nome del sito ed una profonda verità. Potrei scrivere meglio? Certamente. Però sono fermamente convinto che - refusi a parte - lo scrivere di getto e senza pensarci troppo aiuti a far arrivare meglio il messaggio. Qualunque cosa questo voglia dire.