disegno fatto da bambini

Io non sono il papà di Elisa

Oggi pomeriggio sono finalmente andato alla palestra dietro casa per prendere informazioni sugli abbonamenti e, in caso, fare l’iscrizione.
Me ne parlarono in un bar qui vicino casa e l’idea di una palestra a pochi passi dal divano mi intrigava parecchio.

Dopo mesi di camminate e corse ho pensato fosse giunta l’ora per metterci un po’ di benedetti muscoli sopra la struttura scheletrica da ex ragazzino ciccione chiamata, in gergo strettamente clinico, “Ossa grosse“.

Vestitomi allora come si confà ad uno sportivo vero, indossando maglietta con i pupazzi aggressivi e i calzoncini altezza ginocchio, mi sono avventurato verso quell’oasi di sudore, fatica e bellezza chiamata “Palestra”.

Tu non ci crederai ma già durante il tragitto, forse perché ho sudato copiosamente in macchina, io già mi sentivo un pochino più in forma.
Sarà per tutti i liquidi persi entrando nei 50 gradi della macchina o per tutta quell’attività ginnica di polpaccio-malleolo fatta per arrivare fin lì ma oh, sul serio, in quegli 800 metri di tragitto casa-palestra già mi sentivo pronto per un’esibizione sportiva.
Mi sentivo già li sul podio a gonfiare muscoli di cui neanche so il nome e mettere in mostra il verme sotto perizomi aderenti e striminziti.
Si, lo so: Immagino cose strane.

Insomma: Arrivato alla palestra e trovato facilmente parcheggio, sono poi entrato con il passo sicuro che mi ha sempre contraddistinto ed ho cercato qualcuno cui chiedere informazioni.
Il corridoio di ingresso era vuoto, con una scrivania sul lato dx vuota anch’essa.

“Vabbeh” mi dico “mo qualcuno arriverà” e mi son messo buono buono, zitto ed edicatamente in attesa finché i miei occhi non hanno iniziato a cogliere preoccupanti dettagli dell’ambiente attorno a me.

Disegni.
Disegni ovunque.
Un sacco di disegni fatti da una mano palesemente giovane – o di un adulto diversamente abile al disegno come il sottoscritto – con raffigurate figure felici intente a saltare, giocare e maneggiare birilli e nastri vari.

… Elisa?

Qualcuno mi stava parlando e, non senza difficoltà, sono uscito dalla sindrome di Stendhal causata da quel mucchio di disegni colorati. A quel punto girando la testa ho scoperto una donna a fissarmi sorridente.

Cosa fare?
Poteva essere un trucco. Una candid-camera o una truffa che se avessi risposto male mi sarei ritrovato una serie infinita di enciclopedie per casa.
Il rischio era alto. Molto.

Lo sguardo della donna stava passando dal cortese al sospettoso quindi, preparandomi ad una stocazzata di dimensioni importanti, ho risposto

EH?
Lei è il Papà di Elisa?

Stavo per rispondere “Non l’ho capita“.
Ché avrò pure un umorismo ben sviluppato, ma capita anche a me di non capire le battute. La donna non ha però aspettato risposta e, voltandosi verso la palestra, ha preso ossigeno ed urlato “ELISAAAA C’E’ TUO PAPA’ QUI!”

Appena il tempo di chiedermi “Ma mo chi cazzo è ‘sta Elisa” seguito ovviamente da “Ma perché insisto a uscì de casa” ed è sbucata una ragazzina tutta vestita ginnica che mi ha guardato sorridente.
Poi il suo sorriso si è spento.

Entrambi abbiamo guardato la donna che voleva rendermi padre ed abbiamo detto all’unisono
“Non sono il papà di Elisa!”
“Non è il mio papà!”

Cercando le telecamere nascoste, finalmente mi sono avvicinato alla donna, l’ho superata e mi sono affacciato in quella che pensavo fosse la sala pesi.

Ho scoperto che in realtà la sala pesi era una palestra il cui pavimento era stato completamente coperto da tappeti e tappetini e c’erano giovani donzelle che saltavano allegre e facevano pose plastiche.

“Scusi” ho chiesto finalmente “mi avevano detto qui ci fosse una palestra ma temo non sia così
No guardi, qui non c’è una sala pesi. Qui facciamo solo DISCIPLINE OLIMPICHE

Silenzio.

La guardavo
Mi guardava
Aspettavo la risata per la battuta
Non dava cenni di voler ridere

Ho capito solo allora che era un’affermazione seria e sono stato invaso io dal desiderio di ridere.
Sono scappato.

Sono fuggito lasciando la figlia che non ho mai avuto li ad allenarsi nelle sue DISCIPLINE OLIMPICHE e, ancora incredulo, sono andato alla coop a comprare l’acqua.

Ps: Se doveste leggere sui quotidiani online o sentire al TG che oggi pomeriggio un tizio alto e con la barba ha cercato di rapire una certa Elisa da una palestra NON E’ STATA COLPA MIA.
C’è stato un malinteso con una che voleva accollarmi una regazzina.

Sono innocente.

 

 

Vedo tante cose, ne leggo diverse altre. Alcune volte ne parlo qui divertendomi mentre lo faccio.

3 Comments

  1. Mery Reply

    Sei andato in palestra, per fare movimento, a meno di 800 m da casa, in macchina…. E’ UN BUON INIZIO!!

    1. Simone Post author Reply

      Eh ma se arrivo li già stanco che senso ha!? Mica vado a buttare i soldi!

      E poi metti che dovevo portà la pupa al dopo-scuola come facevo!?

  2. Mery Reply

    Come sei parsimonioso, risparmi la fatica! Hai fatto bene la pupa sicuramente era stanca della palestra e aveva il borsone!

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