I ricordi più preziosi. Che però ad Ipotetico ed Ipotetica non direi.

Ricordi preziosi
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Stamane grazie a Facebook mi è tornato in mente un ricordo prezioso. In verità uno dei miei ricordi più preziosi.

Dove la gente normale definisce come preziosi i ricordi legati a sentimenti ed emozioni, essendo io un pochino bacato tendo a ricordare con piacevole nostalgia cose un pochino più fuori dagli schemi.

Il mio passato è disseminato di momenti folli, di piccoli istanti in cui le risate sono diventate da prima maleducate e poi vere e proprie esplosioni di ilarità incontrollata. E’ una cosa di cui sono fiero:
Forse non ho risolto cose di conquistare il mondo ,fino ad oggi. Però ho riso tanto, ho fatto ridere qualche volta ed assieme a quei pochi essere umani da me definiti amici ho vissuto esperienze da Sogno.

Il problema è che non sempre sono storie che potresti vedere in prima serata sulla tv nazionale. Diciamo che io e la fascia protetta non siamo esattamente compagni di banco. Non necessariamente perché quei ricordi sono correlati al sesso e cose simili, piuttosto perché beh… perché sono scemo. Orgogliosamente scemo.

Sei qui da abbastanza tempo da sapere che la mia mente, spesso, va leggermente fuori dalla normalità.

Hai presente quei momenti che per qualsiasi motivo diventano Epici? Quell’insieme di secondi che poi vengono raccontati per anni ed anni durante le cene?
Ecco: il mio passato di momenti cosi ne è pieno. Non per merito, non perché cercati: Semplicemente per meravigliose, apprezzatissime botte di culo.

Il problema è che non sono esattamente ricordi da raccontare a figli ed ai nipoti. Non fino ai 20 anni diciamo.
I figli – quelli reali sicuramente, gli Ipotetici’s Brothers non so – tendono a sentirsi giustificati dalle cazzate che fanno i genitori ed i più grandi in generale. Sicché temo non sarebbe esattamente un’idea geniale condividere con loro quel che il padre combinava in quella fascia di età compresa tra i 20 ed i 30 anni.

Posso però raccontarli a te. Posso raccontarti quei momenti preziosi e creare una sorta di Lascito. Fare in modo che se domani – per dire – mi rapiscono gli alieni o finisco sull’isola di Lost a fare battute spassosissime tipo “Dharma e Greg” non finiranno persi nella storia dell’umanità.

dharma e greg

“A me ‘sto Benjamin Linus non me la conta mica giusta…”

 

Sono tanti quindi i miei ricordi preziosi, cosi tanti che spesso ne metto qualcuno nel dimenticatoio per anni e poi, di colpo, ecco che esce fuori e ci rido sopra come fosse la prima volta.
Stamane per dirti leggendo la vignetta di un amica postata su facebook me ne è tornato uno alla mente.

Uscire incensurati – per miracolo – dal girone dell’inferno denominato La Rotonda di Ostia

C’è stato un periodo in cui quasi tutti i fine settimana – turni permettendo – andavo a ballare. Odiando già all’epoca i fighetti e la vita mondana in genere schivavo con maestria i posti alla moda e ripiegavo piuttosto su locali differenti.
Per dirti adoravo andare in posti dove c’erano persone di ogni etnia. Mi divertiva andare in locali dove si ascoltava e ballava musica Black evitando cosi di aver a che fare con coatti, gente storta da sostanze psicotrope e simili.

discoteca in spiaggia

LE cose belle

Alcool ne girava, alla fine era pur sempre una discoteca, però non si correva il rischio di dover ammazzare qualcuno perché ballando magari ti partiva la spallata.

Non erano posti alla moda, non erano posti con gente vestita bene – d’altronde neanche io mi vestivo esattamente alla moda – però erano quei posti dove a fine serata avevi conosciuto anche gente, avevi offerto e ti erano state offerte consumazioni e – proprio per l’assenza di elementi di disturbo – era pieno di belle ragazze.

L’inverno si giravano tanti locali, l’estate la tappa fissa era il Tantra, ad Ostia.

Locale sulla spiaggia, musica bella da ballare e con il fatto di essere perennemente all’aperto i miei problemi con l’avere gente troppo addosso rimanevano silenti.
Andavo fisso con un amico, non ti dirò il nome perché io sono libero di raccontare quel che voglio qui ma è importante per me anche non sputtanare gli amici.
Lo chiameremo per comodità Goffredo. Come il cane di pezza che tenevo nella salopette quando andavo a ballare e – mortaccisua – rimorchiava più di me.
Si: è una storia vera.

Efficaci metodi di rimorchio

Efficaci metodi di rimorchio 2.0

Una sera capitò di andare con due macchine, c’erano altri amici con noi e passammo una serata piacevole.
Ballammo, rimediammo qualche numero di telefono e tornammo a casa come sempre quando ormai era l’alba. Neanche fossimo una coppietta rimanemmo d’accordo che tornati a casa ci saremmo mandati un sms per verificare fosse tutto in ordine.
Art.1 del codice tra amici, quando entrambi si sta sbronzi forte

Quando ero ormai quasi a casa invece di ricevere l’sms mi arrivò una telefonata dall’amico.
Panico.

Negli istanti in cui presi il telefono e risposi nella mia mente scorsero immagini tipo shock da stress post traumatico in cui Goffredo era finito vittima di incidenti stradali, morte improvvisa e robe del genere.

“Che è successo?” neanche pronto prima. Quando uno c’ha educazione.
“M’hanno fermato le guardie”

Ero preoccupato, si. Sapevo avesse bevuto un po’ però rideva. Era buon segno.

“Tutto a posto?”
“Si si, mi sa che ho fatto una figuraccia”

Ora: Considerato che quel che per gli altri erano figuracce per noi era il semplice rapportarsi con il genere umano, sentirgli dire una frase del genere mi incuriosì. Goffredo che mi chiamava alle 5 del mattino per una figuraccia non era credibile. Dovevo indagare.

“Che hai combinato?”
“No è che, capito? M’hanno fermato le guardie, alla rotonda di Ostia”
“Mbè?”
“Eh, ero un pochino brillo. Cioè: ci sto con la testa, altrimenti non mi sarei messo a guidare, però me sa che ho fatto una figura di merda”
“Te se so bevuti?” La domanda era sincera. Conoscevo quanto è idiota Goffredo da sobrio. Da brillo era un vero e proprio spettacolo ma non sapevo quanto avrebbero apprezzato loro.

Il problema di uscire la sera, se bevi un pochino, è che in base a chi ti ferma puoi passare i guai.

Anche per una birra o due. Alla fine è gente che per lavoro sta alle 4 di notte in strada a combattere con potenziali teste di cazzo. E’ ovvio che se becchi quello che magari è già scazzato di suo e magari viene da discussioni varie con altre persone prima di te; anche se magari sei a posto e non hai fatto niente può mettertisi di traverso.
Ci sta. E’ naturale e non per questo è una brutta persona.

Se avere il culo girato fosse peccato l’inferno avrebbe già da anni dato il mio nome ad un girone.

“In pratica m’hanno fermato, m’hanno chiesto i documenti e m’ha chiesto se avevo bevuto”
“…e tu?”
“No è che, m’è preso il panico”
“Bene direi. no?”
“Eh… In pratica gli ho detto:

Mi scusi Sig. Agente ma è la prima volta che ‘me parano e guardie. Trattamo

Io a Goffredo gli voglio bene. Il mio amico, non il cane di pezza. Il cane di pezza lo amavo.
E’ una di quelle persone che inviterei al mio funerale perché so che riuscirebbe a far ridere qualcuno e magari – se glielo chiedo per favore – acconsentirebbe a venir vestito da Triste Mietitore o da agente della CIA, rispondendo a tutti “Affari di stato” se gli fanno domande.

 

 

 

 

 

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Mi chiamo Simone. Scrivo male è allo stesso tempo il nome del sito ed una profonda verità. Potrei scrivere meglio? Certamente. Però sono fermamente convinto che - refusi a parte - lo scrivere di getto e senza pensarci troppo aiuti a far arrivare meglio il messaggio. Qualunque cosa questo voglia dire.