Cambiare lavoro e lo stress portato dai cambiamenti

cambiare lavoro e rinnovamento

L’ho sentito dire spesso, soprattutto nell’ultimo periodo: cambiare lavoro è più stressante di un funerale. Anche del proprio.

Non ho idea se sia vero per tutti, probabilmente no ma per me lo è stato. Sicuramente cambiare lavoro si è rivelata l’esperienza più stressante degli ultimi anni. Ti si stravolge tutto.
TUTTO.

Abitudini, ambiente, conoscenze e routine quotidiane consolidate per anni e di punto in bianco andate.
Non tutti amano i cambiamenti. Ad esempio io non è che non li amo, mi fanno proprio schifo.

Sono un abitudinario. Non l’ho mai negato e non mi ha mai portato problemi, anche perché almeno sul lavoro ho sempre dato il fritto.

Sigla!

 

 

Forse proprio per questo qualche tempo fa sono stato contattato da una grande società e mi è stata offerta un’occasione:
Mollare l’istituto dove ho lavoravo per vent’anni, salutare colleghi e routine ormai consolidate e iniziare un nuovo percorso cambiando lavoro.
E’ lecito dire che me la sono fatta sotto, vero? Io e te questi problemi non ce li facciamo e se sei qui amico mio, è quasi sicuro tu preferisca il parlar chiaro a mille giri di parole.

Che ti devo dire: c’è chi a 40 anni (quasi!) si fa l’amante di 18 e si fa il cheyenne. Io che rimango una persona strana a (quasi!) 40 anni ho deciso di cambiare lavoro.

farsi il cheyenne

Quasi 40 anni ma boh, continuo a preferire le donne al Cheyenne. Sarò strano io.

Cambiare lavoro mi ha però insegnato una cosa molto importante, su me stesso: Sapevo di avere le spalle larghe ma, passami la poca modestia ho anche due palle sotto non da poco!

Ci credi? Nonostante io sia come ogni vecchio appassionato di informatica devoto al “Se funziona, non toccarlo” ho preso nell’arco di due giorni una decisione del genere: ho mollato il posto che ormai avrei potuto chiamare casa e sono tornato a dovermi fare un nome.
Sono passato da un posto dove per poco non mi davo del tu con la famiglia del titolare ad uno dove do del lei anche alle donne delle pulizie che la mattina vengono a rassettare in Centrale Operativa.

Potrebbe essere un problema, una preoccupazione – e sicuramente lo è, in qualche modo – ma è soprattutto uno stimolo. La possibilità di trarre soddisfazioni di peso.

Ti dicevo sopra, te lo ripeto ora: un’ esperienza come questa ti porta una dose di autostima che santa pazienza non basta un bastimento carico carico di.. niente, di autostima. L’ho detto adesso. Tieni il passo per piacere che comunque c’ho un’età.

I cambiamenti fanno paura ma possono portare soddisfazioni

Ne possono portare tante. Infinite.
Che nel mio lavoro non sono l’ultimo degli scemi lo sapevo già, altrimenti non avrei ricoperto il ruolo che avevo però – è difficile spiegarlo – mi sentivo in qualche modo destinato a rimanere immobile. Ci provavo in ogni modo a darmi da fare, però dopo vent’anni lo stipendio era lo stesso del primo giorno ed anzi:
tra indennità e cose simili i ragazzi che la sera uscivano di pattuglia alla fine del mese prendevano più di me, il capo turno della Centrale Operativa.

Non cerco le pacche sulle spalle o sentirmi dire bravo, non è necessario.

Per il tipo di lavoro che svolgo ogni giorno in cui un cliente non dice parolacce in lingue strane o ogni fine turno raggiunto da incensurato equivale ad un “bravo” però non nego che vedere i colleghi ed i superiori contenti, trovare riconoscimento anche in un “Senti sono 2 anni che non ti fermi, ti scoccia se a fine mese ti do qualche giorno”, amico mio: è una soddisfazione come poche altre.

Pacche sulle spalle

Passare dal dover chiedere un giorno per una visita importante sentendo rispondere “chittisi io c’ho da fa” a questo è come trovare l’America.
Credimi.

A questo punto dovrei abbassare da solo i toni delle mie parole, dire che si ho fatto un cambiamento importante ma alla fine ci stava. Che era il naturale corso degli eventi.
No.

Ho avuto due belle palle a cambiare lavoro cosi. Un rischio calcolato, certo. Però pur sempre un rischio che sono andato ad affrontare ormai a (QUASI!) 40 anni. Sono soddisfatto di me e della forza ho trovato quando i paletti che per anni avevo costruito sono andati a sparire.
Magari quando sei arrivato qui  lo hai fatto cercando la soluzione definitiva per cambiare lavoro.

Invece hai trovato qualcosa di più personale – sebbene impregnato come sempre delle mie scemenze – però ne sentivo il bisogno.

Ne sentivo il bisogno da mesi, mesi in cui tra scaramanzia e cose di medioevo varie non ne avevo parlato a fondo con nessuno.
Sei quindi fortunato, amico lettore dai gusti importanti: Mi ti sono appena accollato rubandoti 10 minuti per raccontarti i fatti miei.

Contento?

Mi chiamo Simone. Scrivo male è allo stesso tempo il nome del sito ed una profonda verità. Potrei scrivere meglio? Certamente. Però sono fermamente convinto che - refusi a parte - lo scrivere di getto e senza pensarci troppo aiuti a far arrivare meglio il messaggio. Qualunque cosa questo voglia dire.