johnny freak

Avessi avuto figli: Johnny Freak

Johnny Freak è un esempio perfetto di meta-comunicazione.

Questo perché Johnny Freak nasce come fumetto, appassiona come un libro scritto bene ma quando arrivi alla fine ti colpisce e  fa male come uno schiaffone in bocca. Dato a freddo.

Il mio ricordo personale riguardo Johnny Freak

Siamo nel Giugno del 1993 ed ho 14 anni e spicci. Mi piacciono cose, me ne piacciono tante e come è giusto che sia mi piacciono le cose più strane.
Alcune volte per “gusto personale”. Altre per semplice dispetto ai miei.
Non ero testa di cazzo come tanti miei coetanei ma ero pur sempre un adolescente, ed i conflitti con i genitori non puoi evitarli.
Fanno parte della crescita, no?

Fumo già da un paio d’anni, in maniera più o meno regolare ma sembra la storia del restare bassi non sia vera. Ho già superato abbondantemente l’1.80 e, considerati i miei 12/10 con ipermetria annessa credo di poter affermare con una certa sicumera che anche la storia delle seghe sia una mezza panzana.
Altrimenti girerei col cane da guida.

Suono la chitarra – male – e nella mia ingenuità non ho ancora capito che suonare non fa figo ma, anzi, relega a “quello che accompagna gente che pacca a lingua dura” suonando un sottofondo.
Poi ho capito cose e la chitarra l’ho abbandonata, iniziando a divertirmi anche io.

In quegli anni di spartiti, sigarette e momenti di onanismo compulsivo mi capita per le mani questo numero 81 di Dylan Dog: Johnny Freak.
E’ un fumetto che conosco, ovviamente. Secondo Mater non sarebbe idoneo ad un ragazzo della mia età quindi risulta essere praticamente ovvio che ne abbia letti tutti i numeri usciti. Dal primo all’ultimo.

Col tempo poi li recupererò. Ora la collezione dal primo numero al 100 fa bella mostra di se in casa della somma genitrice.

Vivo la vita perfetta di un adolescente ed un buon 90% dei miei pomeriggi li passo in un condominio di Via Filippo Antonio Gualterio. Il condominio è enorme ed offre una marea di muretti più o meno discreti dove ragazzini di 14 anni possono in qualche modo sentirsi grandi e fare cose da adulti.
Si parla, si ride, si fuma e si dicono parolacce. Vola anche qualche bestemmia, ché sennò che adulto sei?
Sta cosa tra l’altro non è che mi sia mai stata particolarmente chiara:
Gli adulti che frequentano il mio quotidiano in quel 1993 non bestemmiano. Mai.
Lo fanno solo i miei coetanei che voglio sentirsi grandi. Misteri della vita, che dirti.

Su uno di quei muretti mi capita per le mani Johnny Freak ed inizio a leggerlo, da prima distrattamente.
Poi, mano a mano, la lettura si fa interessata. Vorace. Fino ad arrivare alla fine, dove un sospiro mi svuota i polmoni ed accompagna il malessere che quelle poche pagine mi hanno donato.

A quel punto ho iniziato a passarlo e/o consigliarlo a chiunque. Anche alle amiche che all’epoca – non ho mai capito perché – Dylan Dog lo pronunciavano rigorosamente DailanDò,
Davvero, non l’ho mai capito. Però chi sono io per dar torto ad individui con le sise?
Ecco, ci siamo capiti.

Ho anche deciso, in quel periodo, che se mai avessi avuto figli Johnny Freak sarebbe rientrato di diritto nelle cose da tramandargli.
Le letture da consigliar loro una volta abbastanza grandi.

Il termine consigliare, in questa accezione specifica, sta bene o male per legarli ad una sedia di vimini e prenderli ad elastichettate se non leggono con attenzione.

Sarò un genitore con i fiocchi. Altro ché.

Tu mi chiederai a questo punto, poiché molto più cintura di me in pedagogia, come possa mai venirmi in mente di costringere i miei figli ipotetici a leggere un qualcosa che ho appena descritto come “schiaffo in faccia” e “fonte di malessere”.
Presto detto ò amico studiato che poni domande importanti.

La vita non è forse una fonte inesauribile di ceffoni in pieno viso?
Ovvio che piacerebbe a tutti un mondo da fiaba dove tutto fila liscio e gli animaletti della foresta se la spassano notte e dì regalandosi cartoncini con scritte poesie di sentimenti.
Non funziona però cosi, la vita.

Lo so io, lo sai tu ed un giorno lo sapranno anche Ipotetico ed Ipotetica – si, nella mia fantasia ho il pacchetto completo XX&XY -.

In Johnny Freak c’è emozione, c’è empatia e ci ho trovato per la prima volta scritto nero su bianco “figlio di puttana”.
Giustificato, tra l’altro.

C’è inoltre qualcosa che spesso è difficile da spiegare, credo soprattutto per un genitore: La concezione di diverso e l’importanza del rispetto per esso.

Dylan-Dog-Johnny-Freak

Voglio raccontarti una cosa, per la quale con il senno di poi non ho modo di non provare profonda vergogna.

Quando ero bambino ed avevo si e no 10/12 anni Il Secco mi portava con se al bar dove si vedeva con gli amici.
Era bellissimo. Sia il bar in se che l’essere parte del quotidiano di mio padre. Vederlo nel suo quotidiano, sentirlo ridere e conoscere quelli che erano “gli amici di una vita”.
Vedere in qualche modo la comitiva di Monte Mario negli anni 60/70 ed immaginarli con qualche anno di meno sul groppone a correre per Via Trionfale in calzoncini corti e straccali.

Un giorno conobbi il figlio di uno dei suoi amici. Non ho idea di quale sia il termine politically correct oggi per definire chi ha problemi mentali e fisici.
Era un ragazzo che oggi ti definirei fantastico. Buono, curioso e ricordo che quando mi vedeva sorrideva ed allungava la mano per farmi una carezza.

Io me la facevo sotto.

Non so se perché si muoveva in maniera diversa da come avevo sempre visto fare o per il fatto che non riuscisse a parlare. Forse per l’espressione di fatica che assumeva quando doveva fare qualsiasi movimento.
Io avevo paura.

Avevo sinceramente paura nel vedere un qualcosa di cosi estraneo al quotidiano.
Posso dirti con sincerità che il problema non era la diversità in se, a quella ero abituato. A me faceva paura quel movimento cosi scoordinato, fuori dagli schemi, che aveva – per dirti – quando camminava, con le ginocchia che sembravano muoversi al contrario.

Non avevo ben chiaro come approcciarmi alla situazione. Se dovessi fare qualcosa di particolare o se fosse invece meglio far finta di niente.

Con il senno di poi, oggi che sono un ometto posso dirti che la cosa migliore sarebbe stata niente di più che essere me stesso. Essere il Simone che ero con Gigi del pizza a taglio sotto casa o con gli amichetti del condominio.

Johnny Freak ti mette nella condizione di guardare il diverso. Di capire che dietro ad una qualsiasi apparenza c’è un cuore.
C’è il diritto di provare cose… e che un gesto normale può regalare a qualcuno un momento di gioia.

Questo averi voluto far capire agli Ipotetici’s Brothers facendogli leggere Johnny Freak.