i miei primi 40 anni

Auguri a me stesso, per i miei (primi?) 40 anni

40 anni sono una soglia importante. Smetti di essere un ragazzo ed inizi ad essere un uomo.

Questo vale per oggi, perché il senso dell’età sta andando un po’ per i cavoli suoi.
C’è stato un tempo in cui a 20 anni eri “Uomo”, poi a 25 anni.

Oggi, se mi guardo intorno, vedo i miei coetanei comportarsi come se l’età perfetta per vivere fossero i 12 anni. Questo da una parte mi riempie di tristezza. Da un’altra però mi fa ridere.

Tantissimo.

Non staremo però qui a parlare delle differenze tra me e gli altri. Prima di tutto perché alla fine anche sticazzi, secondo poi perché fare paragoni lascia abbastanza il tempo che trova. Non credi?

io a Diamante, città meravigliosaLa settima precedente questo compleanno i pensieri si sono rincorsi e non ero del tutto tranquillo.
I 40 anni li ho sempre visti come una sorta di linea di passaggio invisibile. Un punto della vita dove uno deve fermarsi un secondo e tirare le somme.

L’ho fatto? Certo che si. Ti pare che mi perdevo l’occasione di fare un po’ di introspezione?

In questi primi 40 anni mi è capitato di fallire. Però ho anche avuto successo e raggiunto traguardi che mi danno soddisfazione e che mi fanno star bene.

Inizio ad essere felice dell’uomo che sono diventato.
Vorrei mostrare l’uomo che sono oggi a 40 anni al bambino ciccione pieno di insicurezze e di paure che ero.
Mi piacerebbe abbracciare quel sarchiapone ingenuo e digli che alla fine andrà tutto bene. Che ce la faremo e che può tranquillamente proseguire la sua vita.

Mi piacerebbe dirgli che ameremo e che, anche se gli sembrerà impossibile, saremo amati come raramente accade. Che vivremo abbracci che conserveremo dentro per tutta la vita. Il famoso “Sempre e per sempre” che forse a quell’età ho già sentito cantare a De Gregori lo avremo e, anche se alcune volte farà male, ne faremo tesoro e ce lo terremo stretto stretto.

Forse lo rassicurerei di più dicendogli anche che faremo un casino di sesso.

Non credo però il Moige farebbe passare il messaggio. Ricordo che in quegli anni Kenshiro poteva far schioppare male la gente, ma GUAI se passava qualsiasi cosa portasse a pensieri pruriginosi.

Morte a nastro si, sise no. Come la mia generazione sia sopravvissuta non me lo spiegherò mai.

Lavoreremo tanto, spesso troppo. Inizieremo a farlo verso i 18 anni ed ancora oggi la cosa non ha avuto fine. Lavoreremo tanto ma troveremo le nostre soddisfazioni.
Passeremo dai turni di notte a 12 ore dentro cantieri – le buche, le chiamavamo – al far servizio oggi dentro la centrale operativa. Senza leccare mai culi.
Si, Simone bambino: resteremo delle sonore teste di cazzo e lasceremo gli altri i sorrisini finti. Anche per questo però – credo, ho 40 anni ma non so tutto – saremo apprezzati.

Alla mezzanotte di domani , passati da poco i 40 anni, sarà ufficiale il passaggio al 3 livello come Maresciallo.

Quando cambiai posto di lavoro un anno fa mi vennero dette queste parole:
“Ma tu pensi che cambiando posto di lavoro cambierà qualcosa, per te?”

Risposi: “Non lo so. Però qui dopo 20 anni so di svolgere compiti che non mi vengono riconosciuti – ero già capoturno – e mi assumo responsabilità che non mi spettano. Forse tra vent’anni starò ancora cosi. Qui però è una certezza, di la vedremo come starò tra 20 anni.”
Passato un anno.
2 livelli.

E’ passato l’angelo ed ha detto Amen, direbbe Mater

Tolto ‘sto quintale di sassolini dalla scarpa e attirata di nuovo l’attenzione del me ragazzino – mannaggia a me quanto mi distraevo/distraggo facile – gli mostrerei che in un certo senso abbiamo fatto pace con il mondo.

Abbiamo iniziato a vivere con serenità, con leggerezza.
Abbiamo smesso di calcolare tutto, di osservare sempre tutto. E’ vero che ancora oggi vale “non guardo niente, ma vedo tutto” però lo facciamo con un distacco che rende la vita più leggera.

Capita un problema? Si affronta e si supera. Non un secondo prima però. Prima c’è la vita da vivere e per la quale gioire.

Ti sembra impossibile, vero? Eppure te lo giuro, croce sul cuore: sarà cosi.

Eccoti un po’ di spoiler sui prossimi anni, casomai nel futuro inventassero qualche macchinario astruso che permetta di racimolare informazioni dal futuro:

  • Perderai una montagna di peso ed arriverai ad essere definibile “Carino“;
  • Inizierà a piacerti il Mare, tanto;
  • Quando leggere smetterà di essere un obbligo diventerà una delle tue più grandi passioni.

Questa canzone dei Modena City Ramblers viene dall’album Riportando tutto a Casa del 1994 e la scoprirai tra qualche anno.
Ti piacerà da subito ma adesso, per una lunga serie di motivi, la sento un po’ più mia.