aprire le porte fa bene

Aprire le porte del mio essere. Quasi tutte.

E’ come se vivessi in un enorme palazzo, pieno zeppo di stanze. Però, tieni tutte le porte di queste tantissime stanze chiuse.
Ora: io non ti dico di spalancarle tutte, non è questo il punto. Però di queste porte, cazzo, qualcuna aprila. Non tutte, non è necessario aprire le porte tutte insieme, però provaci perché cosi non va bene. Non va bene per te.

Era vero? Era vero.
Diamine se era vero.
Questo non è un problema di oggi, non è un problema di poco tempo fa così come non è un problema di pochi mesi fa. Io lo faccio da sempre.

Potrei anche dirti “lo facevo”. Forse avrei anche ragione e sarebbe un’affermazione reale. Sincera.

Però, sebbene non sia una persona scaramantica un pizzico di “grattamose le palle” me lo tengo li buono buono e quindi evito di dirlo come affermazione.
Tenere le porte chiuse mi aiutava a sentire una sorta di controllo sulla mia vita.

Tuttavia, quelle porte chiuse bloccavano tutto. Alcune volte le socchiudevo di qualche millimetro per sbirciare cosa c’era dall’altra parte, sempre bene attento a non farmi coinvolgere.
Sai perché? Per paura.

Non solo paura di cosa potrebbe esserci dall’altra parte.

Che non mi fidi del prossimo non è un mistero, le mie prime esperienze con amicizie ed il mio primo approccio con l’amore furono quantomeno disastrosi ed hanno pregiudicato tutto il resto. La paura principale però non era essere tradito, abbandonato o chissà quale altre cosa tu possa pensare adesso.
La paura che più di ogni altra mi faceva tenere quelle stanze chiuse era di essere giudicato.

Paura di essere o di sentirmi in torto. Così pianificavo ogni cosa, dalle situazioni che avrei potuto incontrare alle discussioni che sarebbero potute nascere.
Passami un minimo di superbia: Ero grandioso nel farlo.

Ero grandioso a rovinarmi la vita con le mie stesse mani, con il solo timore di passare per brutta persona.

Contributo musicale, ora ti spiego perché.

Ti starai chiedendo che cazzo c’entri. La risposta è tutta in una frase:

…E provai a sbagliare per sentirmi errore

La mia paura era proprio di commettere errori, di essere il cattivo. Di essere Il Mostro.
Poi, per una lunga serie di motivi mi sono trovato ad esserlo. Anzi, per chiarezza: Mi sono messo in condizione di esserlo. Altrimenti sembra io voglia passare come vittima, quando ero parte principale ed attiva della scelta.

Sono stato Il Mostro, per esserlo mi sono ritrovato solo, quasi completamente perché se è vero che chi c’ha mamma nun trema io ho avuto la fortuna di sentirmi circondato dall’affetto di mia madre, mio padre, mia sorella e mio nipote.

Per il resto ho dovuto lasciar andare tutti. Perché era giusto così, perché avevo bisogno si concentrassero su altro.

Oggi, con il senno di poi, sono felice di quel periodo.
Perché se è vero che per mesi ho dovuto esprimere i miei pensieri con il contagocce – risultando comunque pesante per chi avevo intorno, me ne rendo conto e mi scuso – ho imparato a convivere con una grande verità: Io non sono perfetto.

Avrei voluto esserlo, ho combattuto anni per essere l’uomo che sognavo di essere.
Oggi ti dico che ero un coglione, perché ero già un uomo meraviglioso e lo ero anche per la mia imperfezione.

Sono tornato anche a sognare. Poco, anche se ultimamente capita spesso.
Uno dei sogni secondo il mio analista – e sono d’accordo – racconta proprio il mio riavvicinamento con il mio inconscio. Tenuto per anni a distanza.

Sebbene avesse le dinamiche di un incubo, ossia lo scendere le scale in modo forsennato al fine di sfuggire da una bestia in qualche modo feroce, vivevo quella fuga con divertimento, sempre più in basso fino al piano terra. A quel punto mi sono fermato e la mia preoccupazione non era essere trovato, poiché mi sentivo in qualche modo sicuro dei miei mezzi, della mia possibilità di difendermi.
Ero invece preoccupato di non far del male a chi mi inseguiva. Cercavo di non essere notato e di evitare lo scontro non per paura di essere ferito ma l’esatto contrario.

Per proteggere la parte di me che mi spingeva sempre più in basso nel mio Io e non fermarla.

Oggi cerco di tenermi a distanza da quel controllo.
Se mi leggi da qualche tempo sai che cambiavo bar, posti dove andavo con regolarità quando magari le cassiere si prendevano troppe libertà.
Sono tornato in quei posti, lo faccio regolarmente e con serenità. Quando sento qualcosa che non mi aggrada fingo di non aver sentito, oppure sorrido educato e vado avanti con la mia vita.

E’ come se vivessi in uno stato di maggiore serenità, leggerezza. E’ come se fossi tornato indietro di qualche anno ed fossi tornato a far uscire ogni tanto il bambino ciccione che ero ed a cui ho scoperto di voler bene.

Ciao, sono Simone e questo ha ufficialmente smesso di essere “il mio sito che però è un Blog” ed è diventato semplicemente “Il mio Blog”.

Grazie.