Pensieri di gioventù – Venerdì e Leggero

Venerdì

Che il pascolo è qualcosa di meraviglioso te l’avevo già detto, vero?
Si cammina, si respira con i propri tempi e si vedono un casino di cose. Cioè, in verità odiando tutti io vedo soprattutto il marciapiede camminando con visiera calata sul viso e musica a livelli imbarazzanti nelle orecchie.
Posso però testimoniare che i marciapiedi della zona dove vivo sono fatti benissimo.

Oggi durante il pascolo mattutino ho avuto un sacco di idee! Ma proprio tante tante!

Ero li a godermi il niente cosmico che alberga nella mia mente quando mi sono ricordato di alcuni dettagli relativi alla mia gioventù. Di quel periodo immediatamente successivo a quando rischiai di trovarmi in sottopeso a livelli preoccupanti.
Sai che portavo una 46 e compravo le 48 altrimenti i pantaloni mi arrivavano alla caviglia? Oltre essere catalogabile come scrocchiazeppi sarei stato onestamente imbarazzante.

E’ stato l’ultimo periodo della mia vita in cui mi sono sentito realmente solo. In cui la mia intera esistenza era affar mio.

Un mio problema ed una mia responsabilità.

Non ero solo realmente però, chiariamo. I miei ci sono sempre stati e non si sono mai allontanati a più di un passo da me, continuando comunque a monitorare in silenzio quel che facevo pronti a raddrizzarmi se facevo cagate.

Fino al 97 suonavo tanto. Tantisssimo.
Suonavo spessissimo questa.

 

Forse perché erano anche i primi periodi in cui ero parte attiva delle macchine che dondolavano. Forse perché era semplice e la voce mi bastava a cantarla bene. Però nonostante il mio soprannome fosse Vasco prima di diventare poi Eclisse – davvero.- questo pezzo di Ligabue lo consumai.

Credo sia stato l’apripista delle mie valvole di sfogo.
Ancora non scrivevo ed ancora non avevo tirato fuori “Venerdì”.
Sai cosa è Venerdì?

Hai ragione, non ne abbiamo mai parlato.

Quando aprii il mio primo blog, su altervista o su xoom non ricordo qualche mente malata ebbe l’idea di dirmi:
“Non scrivi bene, fai un casino di refusi! Però cazzo quello che scrivi arriva. Arriva forte”

Capirai. Io che non mi ero mai sentito bravo in niente immagini come mi sentii?
Presi allora carta e penna ed iniziai a buttar giù cose nel disperato tentativo di dire quel che avevo dentro.

Tra mille cose nacque Venerdì.

Era una paginetta di roba. Un racconto in prima persona – scrivevo solo in prima persone e venivo cazziato amaramente per questo – in cui un ragazzo parlava di una serata con amici. Era infarcito di dettagli reali, tipo il condom che a 18 anni ti cade dal cruscotto e le prese in giro che ne nascono.
Poi in chiusura si scopriva – Shyamalan scansati proprio che CristoIddio ti sdereno – che erano parole provenienti da un letto in cui il ragazzo carezzava la sua nuova sedia a rotelle in fibra di carbonio a seguito di un incidente avuto proprio nella sera del racconto.

Non è mia abitudine vantarmi delle cose che faccio ed anzi, sono fin troppo pesante verso me stesso però scorreva bene.
Scorreva bene nel senso che il destro sulla bocca dello stomaco arrivava diretto e senza pietà. Non ci avrei mai vinto un Pulitzer o un terzo posto alla sagra di paese di Ponticelli (RI) però cazzo filava.

Ero soddisfatto davvero.

La cosa più bella era mandarlo in giro, farlo leggere a sconosciuti tramite il web ed attendere. Dopo massimo 5 minuti arrivava il momento di imbarazzo per l’altra persona che chiedeva “Ma è successo davvero?”
Al ché mi sentivo soddisfatto perché se un racconto di una pagina metteva un senso di disagio cosi forte in chi legge allora era buono davvero.
Pulp, arrivò a definirlo qualcuno.

CREDO sia andato perso. Sicuramente facendo qualche ricerca con Keyword multipla potrei ritrovarlo o magari l’ho in qualcuno dei mille cd di backup che facevo una volta comprato il primo masterizzatore 2x.

Magari un giorno te la pubblico. Ora non ho voglia di leggere cose di sedie a rotelle ed è seriamente possibile tra venti minuti mi passi di mente per altri vent’anni. Quindi non ti prometto niente.

 

 

Mi chiamo Simone. Scrivo male è allo stesso tempo il nome del sito ed una profonda verità. Potrei scrivere meglio? Certamente. Però sono fermamente convinto che - refusi a parte - lo scrivere di getto e senza pensarci troppo aiuti a far arrivare meglio il messaggio. Qualunque cosa questo voglia dire.