Di perché amo il freddo – … E fu di nuovo inverno … e fu di nuovo gioia

E’ ora di condividere una grande verità: Io amo il freddo.

Spesso mi viene chiesto di rimando perché mai non mi piaccia l’estate. Quale figlio di satana possa mai essere io per non amare spiagge, sole e vento caldo.

Sigla!

 

L’estate mi piace. dico davvero.
Adoro le giornate lunghe, il caldo che coccola e che fa sentire vivi. La possibilità di starsene al sole, in spiaggia con un bel libro e con il rumore del mare in sottofondo. Mi piace, te lo assicuro.
L’amore però è un’altra cosa.

Amo il freddo perché te lo senti direttamente dentro l’anima.

Perché quando finalmente mettendoti a letto hai bisogno almeno del plaid il suo peso sul corpo coccola l’anima. Ti fa sentire avvolto e protetto.

Ancora non siamo nel pieno dell’inverno. Non siamo neanche in autunno a volerla dire tutta però ho già preparato maglietta e calzoncini per andare più tardi al pascolo e sentire il freddo sparato sulla mia pelle.
Vuoi mettere inoltre la soddisfazione di tornare poi tornare a casa non sentendomi come se qualcuno mi avesse buttato addosso una secchiata d’acqua – che però è sudore – prima di infilarmi in doccia.

Per anni ho dormito con le finestre spalancate da ottobre a maggio. Lo sapevi?
Inverno pieno, aria maledettamente ghiacciata ad invadere la mia stanza – e tutto il resto di casa, con somma gioia dei miei – ed io accoccolato sotto il piumone sognando che le temperature scendessero ulteriormente.

“Mi sa che Simone s’è messo a letto”

Credo sia nato tutto la mattina della nevicata a roma dell’86.
La Mater di cui hai imparato ad apprezzare le capacità organizzative mi svegliò invitandomi a guardare fuori dalla finestra del bagno.
Cioè: non è che dormivo al bagno, sia chiaro. Però era la finestra di casa che affacciava non nel condominio ma su strada.

L’asfalto era coperto di bianco e le macchine si vedevano a malapena. La neve non durò moltissimo, che io mi ricordi. Però avevo 8 anni e di conseguenza la soglia di attenzione di un furetto fatto di khetamina.

Però la sensazione dell’aria ghiacciata sul viso non la dimentico. Non l’ho mai scordato e credo non lo farò mai.

Avevo 8 anni ed essendo anziano mi rendo conto che quasi sicuramente tu quella nevicata neanche l’hai mai vista. Forse ne hai sentito parlare da “quelli più grandi”. Ti giuro che fu grandiosa ed è il motivo per cui oggi la sigla è atipica. Piena di schiaffoni emotivi in faccia.
Sia per la neve che la pettinatura del tizio.
Feci anche il mio primo e se la memoria mi assiste unico pupazzo di neve. Lo feci con mio padre, mia madre e mia sorella.
E’ uno dei ricordi più cari che ho riguardo la mia infanzia.

Ci furono altre nevicate, nel corso degli anni.

Nel 2011 – se non ricordo male l’anno – proprio a causa della neve mi feci qualche giorno da 16/24 ore di servizio. La gente chiamava dicendo “eh nevica, sono bloccato non posso prendere servizio” ed io, sacro portatore del moccolo nella festa patronale dei coglioni, non solo andavo a lavoro ma coprivo il mio ed il loro.
Quei poveri debosciati si persero Roma innevata di notte. La magia del silenzio che solo la neve sa creare e come una pattuglia può diventare simile al tagadà se percorri Corsi italia innevato. I San Pietrini con la neve diventano qualcosa di diabolico.
E’ giusto tu lo sappia.

Secondo ricordo felice di oggi:

Uffici della Cassa Forense, credo decimo piano. Via Ennio Quirino Visconti innevata e Auto di pattuglia quasi invisibile essendo bianca e sotto la neve ed i fiocchi grossi come bestemmie nate da un mignolino sullo spigolo a cadere silenti.

“Silenti” mi piace. Dovrei usarlo di più.

 

 

About the Author:

Mi chiamo Simone. Scrivo male è allo stesso tempo il nome del sito ed una profonda verità. Potrei scrivere meglio? Certamente. Però sono fermamente convinto che – refusi a parte – lo scrivere di getto e senza pensarci troppo aiuti a far arrivare meglio il messaggio. Qualunque cosa questo voglia dire.