Il Barbiere: un tempo angolo di paradiso del genoma XY ed oggi boutique

Il Barbiere è sempre stato un’esperienza mistica per me.
Quando ero un rEgazzino lo vivevo come una cosa da grandi, qualcosa che gli adulti facevano di continuo. Qualcosa che “lo fa anche papà” e quindi non poteva che essere grandioso.
Ricordo che pascolavo per la zona dove sono cresciuto – si: già pascolavo – e vedevo quei negozi dal profumo buono con i grandi seduti a parlare, leggere il giornale e ogni tanto ridere.

Sigla!

 

Le cose sono cambiate, non devo dirtelo io.

Il barbiere come era inteso anni fa praticamente non esiste più. Ne sono rimasti pochi e rimangono nascosti più o meno come il binario 9 e 3/4 che porta a Colli Alban Hogwarts.

Mappa del Malandrino 2.0

 

Ora il Barbiere è diventato una sorta di Boutique dai colori sgargianti.
I dipendenti indossano grembiuli griffati con scritti slogan. Slogan che si pregiano di un eco poderoso nella mente del cliente.
Dove una volta c’erano due quotidiani in croce e radio Nostalgy in sottofondo ora ci sono schermi al plasma, riviste su riviste e quando ti va bene ricevi il “buongiorno” varcando la soglia.

I tempi avanzano e noi avanziamo con noi. Ci sta. Io però come abbiamo già stabilito sono anziano dentro e le cose vecchie spesso mi mancano.

Li conosco i miei limiti. Serve dirtelo che come si scrive “boutique” l’ho dovuto cercare su google?
Ecco. Ci siamo capiti.

Proprio oggi sono stato dal barbiere e da qui l’idea di queste due righe.
Il posto dove vado è decisamente NON vecchio stile, sia chiaro. Credo il termine tecnico sia Coiffeur che dal latino significa “Posto ove l’uomo perde la capacità di secernere ferormoni”. Mentirei dicendoti che mi trovo male. La ragazza che di solito mi taglia i capelli dal primo giorno ha capito E come li volevo E quanto poco tempo amo perdere in questi posti.
Però non è la mia concezione di barbiere. Il che, fino a che il risultato è buono va anche bene.

Però…

Il barbiere è affabile, sorridente ma sempre pronto ad elargire un “malimortè…” quando decidi di sfogare il tuo odio verso il mondo.
Lui ti capisce. Sa senza neanche troppe spiegazioni che il tuo capo è cattivo, che tu moje è una stronza e/o che i politici ruBBano forte.

Il tizio che ti taglia i capelli è la cosa più vicina ad uno psicologo, ad un caro vecchio amico.
Il barbiere è quella valvola di sfogo che non solo ti rende tutto bello pettinato ma riesce a capire il tuo disagio.

“Corti ai lati e con la zazzera sopra. Grazie”

La vecchia concezione di questo antico mestiere, dove la gente in passato si recava addirittura per amputazioni o carie mi manca.
Non le amputazioni e le carie, capiamoci.

Mi manca quell’atmosfera che si viveva li dentro. Dove la chioma perfetta aveva la riga da una parte e quando volevi sentirti proprio proprio smargiasso chiedevi la “gommina” a fine taglio per farti venire un bel ciuffo tirabaci.
Quando a fine taglio ti veniva passato il pennello sul collo ma NON PRIMA di averci versato sopra un barattolo o due di borotalco.

Ecco.
Adesso mi manca anche l’odore del borotalco.

 

By | 2017-09-23T15:02:51+00:00 settembre 9th, 2017|Categories: Cose di Anzianità|0 Comments

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Mi chiamo Simone. Scrivo male è allo stesso tempo il nome del sito ed una profonda verità. Potrei scrivere meglio? Certamente. Però sono fermamente convinto che – refusi a parte – lo scrivere di getto e senza pensarci troppo aiuti a far arrivare meglio il messaggio. Qualunque cosa questo voglia dire.