Ikea saltuariamente regala gioie ma rimane comunque un posto brutto.

Oggi provo una cosa nuova:
Inauguro il nuovo tavolinetto comprato da Ikea con la sola idea di scriverne e senza sapere altro.
Questo perché è qualcosa di meraviglioso, comodo e incredibilmente figo per scriverci. In più mi lascia visuale perfetta per scrivere mentre ho robe in sottofondo sul televisore.
In più garantisce una corretta postura quando mi metto a scrivere portandoti sapienza come si porta l’acqua con le orecchie.

Poltrone e Sofà suca!

Non lasciarti confondere però:

Ikea, per qualsiasi uomo sulla faccia di questo pianeta, è l’inferno.

Non lo scopro io oggi. Non è la prima volta che te lo senti dire, ne sono sicuro. Però ogni tanto da quel luogo angusto senza vie di uscita qualcosa di meritevole scappa.

Non ho idea di come si pronunci il nome di ‘sto robo che al momento sostiene il portatile. Ho il terrore di provare a riscriverlo. Sono convinto che sbagliare anche una sola lettera del suo nome – o un accento, che ‘sta gente c’ha gli accenti strani – possa aprire una frattura nel tessuto della realtà.

Appropò: Sigla!

 

Ci sono entrato un paio di volte da IKEA, di mia volontà. Ci sono entrato e sono riuscito ad uscire senza aver comprato niente.

Non ho neanche pianto.
Sono stato un eroe quel giorno ed il fatto che alla mia uscita non ci fossero assessori, personaggi di spicco e soubrette a ballare tutte sinuose in mio onore dovrebbe darti una precisa idea di quanto fottutamente malato sia questo mondo.

La parte eroica a volerla dire tutta non è tanto non aver comprato niente ma esserne uscito.
Devi sapere amico lettore che Ikea è strutturata come un labirinto. Entri e sei subito il sorcio che squittisce terrorizzato.

Non ridere: E’ la VERA piantina di IKEA

 

Grazie infatti ad un complicato sistema di carrucole e cartelli subdolamente posizionati a minchia quando sei prossimo alla fine vieni sparaflashato, legato, ti viene asportato un rene a buffo e ti ritrovi all’ingresso. Ci sono intere famiglie formatesi e successivamente estintesi dentro Ikea.
…e neanche erano ancora arrivate alla zona notte.

Ikea è il male. Tu ridi e pensi sia una storia di ridere ma come per quando ti parlai di esorcismi e come per quando ti racconterò delle corrispondenze tra mio padre e i savoia (… si. E’ vero) sono serissimo. Non sto scherzando.

Chiudo facendo lo smargiasso, che oggi me lo merito:
Non solo ho montato da solo il tavolino da quale ti scrivo – prima o poi arriveranno le foto, promesso – ma non mi è avanzato neanche un pezzo.
Se questo non dimostra la mia discendenza da una sacra stirpe di Geppetti geneticamente potenziati, non lo so io.

 

About the Author:

Mi chiamo Simone. Scrivo male è allo stesso tempo il nome del sito ed una profonda verità. Potrei scrivere meglio? Certamente. Però sono fermamente convinto che – refusi a parte – lo scrivere di getto e senza pensarci troppo aiuti a far arrivare meglio il messaggio. Qualunque cosa questo voglia dire.